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Sviluppo-Sottosviluppo

Mito e realtà

Orfeo che ricaccia i profughi all’inferno. E poi muore

di  Raffaele K. Salinari

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(foto: Alberta Aureli)

Il mito di Orfeo ed Euridice torna in tutta la sua drammatica attualità nelle vite dei profughi attanagliati nel gelo dell’inverno serbo. Narra la storia che il cantore della Tracia, capace di affascinare con la sua musica non solo gli umani ma di incantare financo piante e animali, chiedesse ad Ade, l’onnipotente signore degli Inferi, di concedergli la grazia di portare sua moglie Euridice fuori dalla notte eterna. Il suono della sua cetra bistonica, con la quale aveva annullato anche il canto delle Sirene durante l’avventura degli Argonauti, convinse il Principe degli Inferi che, però, pose una semplice condizione: Orfeo non doveva voltarsi a guardare Euridice prima che la sua risalita fosse compiuta.

 

I Migranti e l'Europa

Perché i migranti sono la soluzione (non il problema) della crisi europea

di Guido Viale

Migranti

Fermare il flusso dei profughi dall’Africa e dal Medioriente è impossibile. Durerà decenni. Forse è possibile contenerlo e renderlo in parte reversibile. Ma bisogna aggredirne le cause: guerre, cambiamenti climatici, rapina delle risorse, sfruttamento.Ci vogliono risorse ma i soldi sono ilmeno.

 

Nuova finanza Pubblica

Debito, la Grecia in vendita 

di Marco Bersani  

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Se qualcuno avesse ancora dubbi sull’uso ideologico del debito come «shock» per procedere all’espropriazione di diritti e beni comuni, è ancora una volta la drammatica esperienza della Grecia a diradarli. Con 152 voti a favore e 141 contrari, lo scorso 27 settembre il Parlamento greco ha approvato le nuovemisure di austerità, proposte dal governo Tsipras per ottenere la nuova tranche di prestiti dalla Troika, finalizzata al pagamento del debito.

 

Addio lavoro, giochiamoci su.

Manca il lavoro? Giochiamoci su, tanto passa tutto.

di Aldo Nove

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Com’è divertente la fine del lavoro retribuito, scientemente trasformato in un gioco (al massacro) dove tutti i parametri delle convenzioni sociali saltano! Lavorare gratis, in un’allucinazione collettiva che mescola volontariato e sfruttamento, tempo liberato e schiavismo, è l’ultima frontiera di un collasso ancor prima umano che economico, nel primato di un’economia sempre più fine a se stessa e ai suoi grigi ed efficienti sacerdoti. È recentemente uscito un volume collettaneo,Oltre il gioco – critica della ludicizzazione di massa, Edizione Unicopli, che contiene diversi, e tutti interessanti, contributi di Mathias Fuchs, Mark Nelson, Alberto Vanolo, Giuseppe Enrico Franchi, Paolo Ruffino e altri.

 

Perché si chiude ai migranti?

Perché si chiude ai migranti?

di Alain Touraine

Èdifficile accogliere i migranti - anchese si tratta di rifugiati politici - protettidal diritto d’asilo quando la popolazioneche deve accoglierli si sente essastessa minacciata dall’assenza di capacitàd’azione del suo governo. Questo stallo è unproblema altrettanto reale, anzi forse più frequentedi quello dei Paesi disposti ad accettare i migranti ma trascinati dall’ossessione identitariadei loro dirigenti verso una chiusura comunitariadestinata a rinforzare l’omogeneità,spesso più immaginaria che reale, dellapropria cultura e società.

La prima forma di chiusura, che dipende dauna mancanza di fiducia in se stessi o, come nelcaso della Francia, da una mancanza di stimaper se stessi come nazione, è un effetto secondariodi un’incapacità più generale di certe societàdi trovare una via d’uscita dalle loro difficoltàinterne a a causa della loro fedeltà a unacerta immagine di sé o a un’ideologia politica.La scomparsa dei partiti comunisti non ha causato drammi maggiori perché è la scomparsa dell’Unione Sovietica, tra il 1989 e il 1991 che li ha liquidati. Ma l’agonia, o addirittura la morte, della social-democrazia è un fenomeno ben più importante e complesso, che crea un’enorme insicurezza. La decadenza è cominciata quando Tony Blair, primo ministro labour inglese, parlò di Terza Via (Third Way) che, come ci si accorse subito, in un mondo dominato dal capitalismo finanziario mondializzato, era molto più simile al capitalismo regnante che a qualsiasi forma di socialismo, ormai condannato dalla storia. Gerhard Schröder in Germania seguì l’esempio di Blair. Ma con una differenza importante:

mentre l’Inghilterra si stava deindustrializzando e riorientando verso la gestione del sistema finanziario mondiale al pari degli Stati Uniti, con la city di Londra che diventava una piazza allo stesso livello di Wall Street, la Germania conservò intelligentemente il suo ruolo dominante nel commercio industriale, creando in un decennio - come l’Inghilterra - un gran numero di posti di lavoro precari e mal pagati nel settore industriale. In generale, tutti i grandi Paesi europei, in una forma o in un’altra, si sforzarono di riguadagnare competitività abbassando il costo del lavoro perché non potevano più - e non volevano più - agire sui benefici
delle imprese. Il costo del lavoro è rimasto comunque più alto in Francia che negli altri grandi Paesi, cosa che spiega - insieme alla feconditàdella popolazione, superiore alla media europea - la maggiore durata della disoccupazione e la deteriorazione della sua opinione pubblica. 
Dappertutto nel mondo ciò che chiamavamo la sinistra è in decomposizione, mentre aumentano le disuguaglianze, in particolare negli Stati Uniti, e si rinforzano le tendenze autoritarie, in particolare in Cina. Esiste una grossa asimmetria tra le politiche cosiddette “di destra”, al servizio dei molto ricchi, e l’assenza di programma e di governo della sinistra francese. È vero che in Europa i tentativi di ricreare una sinistra radicale sono falliti Anche in America Latina, dove il chavismo è in caduta libera, almeno di Venezuela. 
È l’incapacità generale di creare nuovi modi di pensare ed agire che rappresentino le classi popolari e i loro interessi, anch’essi completamente trasformati dalla mondializzazione, che spiega l’impotenza, la perdita di influenza e soprattutto l’incapacità degli attori politici di mobilitare le categorie popolari. 
Questa situazione non è eccezionale storicamente: è anzi la più probabile quando un campo territoriale di decisioni che un governo deve prendere si allarga. Fu così nel XIX secolo con la creazione di nuovi stati nazionali, tra i quali in primo piano l’Italia e la Germania. Oggi la mondializzazione mette in contatto popolazioni differenti con culture opposte sotto molti aspetti. 
Molto semplicemente, come potrebbero oggi formarsi nuovi partiti di sinistra, dato che i sindacati regrediscono ovunque e la partecipazione politica diminuisce? Questo cambiamento di atmosfera ha conseguenze meno gravi per la destra, che è guidata soprattutto dagli interessi, che per la sinistra, le cui rivendicazioni sono costruzioni sociali, culturali e ideologiche. 
Vedo tre espressioni molto visibili della crisi che descrivo. Una è la perdita di fiducia delle popolazioni nei loro dirigenti politici che sono accusati di essere tutti corrotti.
La seconda è il chiaro indebolimento della gestione pubblica anche nei Paesi europei dove questa gestione era buona o addirittura eccellente. Il caso dell’America latina è impressionante. I Brasiliani, che contrastavano da più di mezzo secolo la buona gestione del loro gruppo pubblico Petrobras rispetto alla corruzione endemica del concorrente messicano privato Pemex, si trovano ora coinvolti in tutti i tipi di ritengono di non potere più combattere il banditismo e i trafficanti di droga perché il vizio e la corruzione non sono più diretti contro lo Stato ma sono nello Stato stesso, penetrato da tutte le parti, in particolare a livello locale e regionale. 
E come si potrebbe non essere preoccupati dal numero di miliardari che produce la Russia che non ha praticamente più nessuna produzione industriale e scientifica avanzata? Infine, gli Europei fanno molta difficoltà a seguire la campagna presidenziale del partito repubblicano americano, dominato dalle dichiarazioni incendiarie e irresponsabili di Donald Trump, la cui ricchezza poteva almeno far sperare in un po’ di buon senso strategico.
Il trionfo oggi inevitabile della mondializzazione produce facilmente nazionalismi comunitarismi autoritari, e invece fa fatica a produrre nuove idee di sinistra. C’è bisogno di molto tempo e di stabilità economica internazionale perché si costituiscano, dal lato dei più deboli, ossia i migranti, delle nuove dichiarazioni, e più difficilmente ancora dei progetti, delle strategie e soprattutto, delle nuove forze di mobilitazione.
Questo squilibrio, questo ritardo politico delle sinistre, è la causa principale del rifiuto della gente di gestire le differenze, soprattutto se non si tratta solo di differenze economiche, ma anche culturali.
– Traduzione di Gloria Origgi

La Domenica, 24 gennaio 2015
 

Denaro e sterminio

Denaro e Sterminio

di Giudo Viale

Stiamo varando e legittimando una politica di sterminio dei profughi che cercano una via di salvezza nei nostri paesi. Anche noi teniamo lontane quelle loro morti e ce ne accorgiamo solo quando “bucano lo schermo” per il loro numero. Ma intanto c’è, sia nelle istituzioni che nell’”arena” politica, chi le giustifica – e chi se ne fa un vanto – con motivazioni che ricordano il programma T4. Salvarli, con Mare Nostrum, costa troppo. Non possiamo permettercelo. Meno che mai può permetterselo l’Europa, alle prese con le strette di bilancio delle sue politiche. Al massimo si può finanziare un programma come Triton, che ha come scopo non salvare quei profughi, ma respingerli. In fondo al mare.

 

Renzi il giardiniere

Renzi il giardiniere

di Guido Viale

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Occorre promuovere un radicale cambio di paradigma e riconquistare un’egemonia culturale che metta al centro non “i mercati” (quelli che “votano” governi, politiche economiche e ora anche riforme istituzionali, come dimostrano le prescrizioni di J. P. Morgan, pienamente accolte da Renzi, contro le costituzioni democratiche), ma gli obiettivi, gli strumenti e i conflitti necessari a una graduale conquista della capacità di autogovernarci in tutti i campi: non solo in quelli istituzionale, sociale e culturale ma anche quello ambientale e quello economico; il che significa riconfigurare il governo dell’impresa in senso democratico e partecipato e promuovere nella pratica quotidiana del conflitto la consapevolezza dell’ineludibilità di questo obiettivo.
 

La vecchia talpa torna a scavare

La vecchia talpa torna a scavare

di Piero Bevilacqua

Sulla terra non si producono solo beni agricoli, ma si protegge e si rielabora il paesaggio, si cura il suolo, rigenerandone la fertilità: la fertilità, questo principio di vita e di riproduzione che si credeva risolto con la concimazione chimica e che oggi toma come necessità imperiosa sui suoli mineralizzati e isteriliti delle agricolture industriali.

 

La sostenibilità è il nuovo paradigma

La sostenibilità è il nuovo paradigma

di Guido Viale

Bisogna rivedere alle radici gli assetti che ci hanno portato sull’orlo della catastrofe. La finanziarizzazione, da tutti individuata come causa principale della crisi (anche se i più affidano ad essa anche la ricerca delle soluzioni per uscirne) non è che il compimento parossistico di un processo iniziato oltre due secoli fa con quella che Karl Polanyi aveva chiamato «la grande trasformazione».

 

Oltre 350 conflitti: i signori della guerra brindano

Oltre 350 conflitti: i signori della guerra brindano

di Roberta Zunini

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Dal 1967, il 1 gennaio è la Giornata Mondiale della Pace. Ma l’armonia e il dialogo si allontanano di anno in anno. Le ragioni sono essenzialmente tre: la corsa all’accaparramento delle risorse del pianeta, l’industria bellica, che rappresenta tuttora la voce principale dell’economia delle grandi potenze e, infine, il loro tentativo di mantenere inalterate le aree di influenza per continuare a esercitare il potere.

 

Tutti i bambini che «tu» puoi salvare

Tutti i bambini che «tu» puoi salvare

di Peter Singer

Immaginate di passare davanti a uno stagno e vedere un bambino che sta per affogare; potreste salvarlo senza difficoltà, ma al prezzo di rovinare le vostre scarpe di lusso. Ora, tirare dritto lasciando che anneghi pur di non dover comprare un nuovo paio di scarpe sarebbe una cosa sbagliata, per non dire mostruosa: la vita di un bambino vale infinitamente di più di un paio di scarpe!

 

«Vite buttate per 50 euro»

«Vite buttate per 50 euro»

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di Guido Ruotolo

La donna piegata dal dolore abbraccia i suoi due figli. Li tiene bene stretti al petto. Quasi a voler comprimere la sofferenza, a voler fare implodere la rabbia. Lei è una nuova vedova del lavoro. Fino a quando dovremo continuare a indignarci per le vittime di mafia, di sanità, e anche di lavoro? Scoppia di lacrime la povera Lina, l’orfana ormai di Giuseppe Cecere: «Solo tre giorni di ferie gli hanno fatto fare e poi l’hanno richiamato... Mio padre era un muratore che con quel lavoro non c’entrava nulla... Soffriva di mal di schiena, si faceva le punture. Voglio giustizia...»

 

Se il progresso non garantisce più un mondo migliore

Se il progresso non garantisce più un mondo migliore

di Chris Patten* 

Agosto, mese di vacanze in Europa, non è il momento giusto per fare seriamente politica. E’ sottinteso che, mentre l’Europa riposa, il mondo e le sue preoccupazioni sono chiusi. Di solito io passo questo mese con la mia famiglia nell’antico cascinale che abbiamo ristrutturato nel Sud-Ovest della Francia. E’ campagna profonda. Sto scrivendo nel mio orto, sotto un bersò di uva, a Ovest vedo colline coperte di boschi e nessuna costruzione. Nel nostro piccolo villaggio ci sono una fattoria, un paio di case da vacanza e le rovine di altre sette o otto abitazioni. Un secolo fa questa era una comunità di più di cinquanta persone. Oggi ci sono due residenti fissi, il contadino e la sua vecchia madre. Tutti gli altri sono persone in vacanza.

 

Tra i fantasmi del Pakistan sommerso

Case inghiottite dal fango, morti, devastazione: E ora l'ombra degli estremisti islamici. Viaggio nell'epicentro della grande inondazione

di ÁNGELES ESPINOSA

ADAM ZAI (Pakistan)
È difficile immaginare che qui c´era mezzo centinaio di case. I loro muri di mattoni crollati si confondono con il fango lasciato dalle inondazioni che si sono abbattute sul Pakistan nelle ultime tre settimane. Come migliaia di paesi lungo l´alveo dell´Indo e dei suoi affluenti, gli abitanti di Adam Zai si sono rifugiati sotto tende da campo improvvisate e teli di plastica vicino alla strada. Hanno perso tutto: utensili, bestiame, raccolto. Solo la fiducia in Dio sembra sostenere la loro speranza di fronte alla lentezza della risposta ufficiale e degli aiuti internazionali alla catastrofe. Ora si teme che, con le malattie per mancanza di acqua potabile e di servizi sanitari, si diffonda anche il virus del radicalismo religioso. Gli islamisti si stanno affrettando a svolgere il ruolo che spetterebbe allo Stato.
«Non abbiamo ricevuto niente dal governo. Nessuno è venuto a interessarsi della nostra situazione», assicura Hayi Banaras Khan, potente uomo d´affari locale davanti a quel che rimane del suo autosalone. Adam Zai non è in una di quelle remote zone di montagna rimaste isolate e a cui si può accedere solo con l´elicottero. Il villaggio si trova a due ore da Islamabad, sulla strada di Peshawar nota come Grand Trunk Road, uno degli assi di comunicazione del subcontinente indiano.

 

Strage di bambini in Nigeria uccisi dagli scarti della miniera d´oro

Strage di bambini in Nigeria uccisi dagli scarti della miniera d´oro

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di Cristina Nadotti

Terreni e fiumi sono invasi dal piombo, il governo ha chiesto aiuto all´Oms e alle ong

Una strage di bambini, ancora una volta causata dalle grandi ricchezze minerarie della Nigeria e dal tentativo dei più poveri di goderne come le multinazionali. Il ministero della Salute nigeriano ha ammesso ieri che da marzo almeno 163 persone sono morte per avvelenamento da piombo e tra queste almeno 111 sono bambini, la maggior parte sotto i quattro anni. La strage è avvenuta nella zona mineraria a Nord del Paese, nello stato di Zamfara, dove soltanto dieci giorni fa il presidente federale Goodluck Jonathan ha inaugurato un nuovo impianto di estrazione dichiarando di voler attirare investimenti stranieri.

 

Chi ruba la terra e il cibo ai contadini d’Africa

Chi ruba la terra e il cibo ai contadini d’Africa

Gli investitori stranieri portano l´agroindustria: quando i terreni si impoveriscono se ne vanno da un´altra parte. Nel 1960 i paesi africani producevano per consumo domestico ed esportazioni. Oggi importano.

di Carlo Petrini

Nel mese di agosto del 2009 il re saudita Abdullah ha festeggiato il primo raccolto di riso realizzato in Etiopia. E al riso seguiranno orzo e grano. Cresciuta in mezzo al deserto come tutti gli Stati del Golfo, l´Arabia Saudita ha scelto di risolvere il problema del cibo accaparrandosi terre coltivabili sull´altra sponda del Mar Rosso, nel Corno d´Africa: in Paesi come l´Etiopia, con 10 milioni di affamati, o come il Sudan, che non riesce a uscire dall´immensa tragedia del Darfur.
È un fenomeno nuovo (iniziato circa 15 mesi fa) e ancora poco studiato (anche perché la maggior parte degli accordi è segreta): è il diabolico furto di terra e cibo al continente più affamato e povero del mondo.

 

200 milioni di bambini sono a rischio malnutrizione!

Sono agghiaccianti i dati dell’Unicef relativi alla malnutrizione.
Circa 200 milioni di bambini sotto i cinque anni (1/3 dei bambini che vivono nei paesi in via di sviluppo) sono rachitici.
Più del 90% dei bambini denutriti dei paesi in via di sviluppo vivono in Africa e in Asia. In soli 24 Stati si concentra oltre l'80% dei casi di denutrizione cronica.

 


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Danilo Dolci omaggio a Peppino Impastato



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