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L' eroica resistenza degli altamurani al cardinale Ruffo 

La più ostinata città democratica della repubblica, Altamura, elevò l'albero - un salice o olmo- l'8 febbraio, in piazza S. Domenico. Sulla cima “vi era la coppola frigia, simbolo della libertà; più in basso la lancia e la scure per indicare che la repubblica aveva uno sgabello la forza, e sotto un cerchio, dal quale pendevano nastri gialli, rossi e neri indicano uguaglianza per tutti, di diritti e doveri ”. Fu uno spettacolo commovente: si abbracciava l'albero e danzando intorno ad esso in catena ", così si cantava: 

3. le stragi di Altamura 3

Gia si è piantato l'albero 

si abbassano i tiranni.

E dai supremi scanni 

scende la nobiltà. 

 

I titoli tra noi

Più non saranno tali

Saremo tutti uguali 

Evviva la liberta.

Tutti, dagli ecclesiastici ai lavoratori dei campi, offrivano una "guardia di notte e di giorno attorno a quel tronco, quasi che fosse il Palladio, donde dipendesse la pubblica salvezza". Il 22 marzo, ai suoi piedi Nicola Palomba, con gli altri componenti il ​​governo dipartimentale, ebbe un esaltante incontro con le autorità locali, nel corso quale, dopo illustrato il suo impegno per "una nuova società, tutta differente dalla prima", ricordava che il suo scopo immediato era quello di ricondurre Matera, che dal 7 marzo, capoluogo del dipartimento Bradano, avendo abbattuto l'albero della libertà, era in aperta ed aspra ostilità con Altamura, all'obbedienza repubbicana.
Ed è proprio sullo sfondo di tale scontro che emerge, ancora una volta, quanto significativo fosse divenuto, nel linguaggio politico dell'epoca, il riferimento all'albero. Il 24 aprile, alla vigilia del decisivo scontro, giungeva in Altamura un delegato materano, che, alle attese, più che di pace, a nome di Antonio Rusciano, commissario dell'esercito sanfedista, fu messaggero di guerrra: “fra cinque ore, intimava, dalle 16 alle 21, se non abbatterete l'albero della libertà ... verremo costì e vi daremo due ore di saccheggio "." Invece di farsi quell'operazione ad Altamura, se ne fosse fatta tutt'altra a Matera; ed era quella di piantarsi l'albero! ": questa la fiera risposta che, purtroppo, avrebbe, di lì a poco, segnato l'inzio della tragedia: l'attacco delle truppe congiunte del cardinale Ruffo e del De Cesare. 

I morti accertati furono 37, come risulta dai registri di morte della chiesa della Cattedrale e della chiesa di S. Nicolò: 7 ecclesiastici, 6 civili, 3 nobili, 18 popolani, 3 donne. Ma furono molti di più. Di seguito i dettagli nelle fonti dell'epoca rinvenuti nell' ABMC di Altamura. 

 

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Notizie raccolte da Michele Rotunno in Otttavio Serena, Altamura nel 1799 

V. Bisceglia, Memorie storiche contenenti la serie di avvenimenti che hanno avuto luogo nella città di Altamura ... dal principio di gennaio 1799 per tutto il mese di maggio scritto nel tempo stesso da un testimone oculare.