Sacra Corona Unita, il nome del gioco sparisce da Internet
I gestori: «Inneggia alla violenza»
di Ludovico Fontana
BARI — È stato cancellato il nome del gruppo «Sacra corona unita» aperto dallo scorso settembre sul sito Habbo.it. Gli amministratori del gioco virtuale hanno sostituito il titolo del gruppo «Sacra corona unita» con «Nome gruppo non consentito» e hanno inviato una mail al creatore della pagina spiegandogli che un nome del genere non è ammesso, perché «inneggia alla violenza». Il gruppo è tuttavia ancora aperto e chiunque può iscriversi e unirsi agli altri iscritti.
Habbo è una community internazionale (tipo Second Life) in cui gli iscritti diventano cittadini di un hotel all’interno del quale fanno condurre al proprio personaggio una vita virtuale.
Ieri il Corriere del Mezzogiorno aveva segnalato che circa diecimila persone sono iscritte in gruppi intitolati alla Sacra corona unita all’interno di vari giochi virtuali. Speghiamo meglio: sul Web ci sono molti giochi in cui gli iscritti possono formare gruppi e — tra le altre cose — sfidarsi tra loro. In alcuni casi (il Corriere aveva segnalato Habbo, il gioco fantasy medievale Runes of Games e il gioco di ruolo sulla mafia Vendetta 1923) gli iscritti hanno scelto di dare come nome del proprio gruppo quello dell’organizzazione criminale pugliese. E usavano quel nome per sfidarsi in diversi tipi di battaglie virtuali (che prevedono anche l’uso di armi, virtuali), le cui regole e modalità cambiano di gioco in gioco. In alcuni casi, i gruppi hanno pubblicato anche delle regole di comportamento basate sull’onore e la violenza che scimmiottano quelle della Sacra corona unita.
 
Sabato 28 Agosto 2010 07:32
Blog
I trentatré lavoratori sanno che per sopravvivere devono «compartir»: condividere. Solo così rivedranno la luce. Gli operai intrappolati in Cile mandano un video in superficie

di Erri De Luca
SANTIAGO — Hanno cantato l’inno nazionale cileno, hanno assicurato: «Qui ci siamo organizzati bene». E grazie a una piccola telecamera inviata a 700 metri di profondità, i 33 prigionieri della miniera franata a San José ieri hanno inviato all’esterno un vero video di 45 minuti, poi trasmesso in parte dalla tv nazionale. Gli spazi riservati per mangiare, pregare, lavarsi, perfino per giocare a domino. E’ dal 5 agosto che sono intrappolati sottoterra, in un rifugio di sicurezza. Fino a domenica scorsa li si dava per morti. Poi la scoperta che avevano resistito, i soccorsi (cibo, acqua, farmaci) fatti passare da stretti condotti. Le comunicazioni con le famiglie. Per fare uscire loro, i minatori, ci vorrà però molto tempo: forse quattro mesi.
Case inghiottite dal fango, morti, devastazione: E ora l'ombra degli estremisti islamici. Viaggio nell'epicentro della grande inondazione
di ÁNGELES ESPINOSA
ADAM ZAI (Pakistan) È difficile immaginare che qui c´era mezzo centinaio di case. I loro muri di mattoni crollati si confondono con il fango lasciato dalle inondazioni che si sono abbattute sul Pakistan nelle ultime tre settimane. Come migliaia di paesi lungo l´alveo dell´Indo e dei suoi affluenti, gli abitanti di Adam Zai si sono rifugiati sotto tende da campo improvvisate e teli di plastica vicino alla strada. Hanno perso tutto: utensili, bestiame, raccolto. Solo la fiducia in Dio sembra sostenere la loro speranza di fronte alla lentezza della risposta ufficiale e degli aiuti internazionali alla catastrofe. Ora si teme che, con le malattie per mancanza di acqua potabile e di servizi sanitari, si diffonda anche il virus del radicalismo religioso. Gli islamisti si stanno affrettando a svolgere il ruolo che spetterebbe allo Stato. «Non abbiamo ricevuto niente dal governo. Nessuno è venuto a interessarsi della nostra situazione», assicura Hayi Banaras Khan, potente uomo d´affari locale davanti a quel che rimane del suo autosalone. Adam Zai non è in una di quelle remote zone di montagna rimaste isolate e a cui si può accedere solo con l´elicottero. Il villaggio si trova a due ore da Islamabad, sulla strada di Peshawar nota come Grand Trunk Road, uno degli assi di comunicazione del subcontinente indiano.
Rifiuti radioattivi dalla Francia al Mezzogiorno d'Italia. Nella ferriera di Potenza sarebbero stati già fusi. Registrata radioattività nel quartiere Bucaletto.
di Gianni Lannes
Ecomafie in Campania? Traffici pericolosi? Affari sulla pelle dei meridionali? Tranquilli: è tutto a posto. Così il giornalista Gianni Lannes sul sito dell’Associazione Italia Terra Nostra che si occupa anche della fabbrica Ferriere Nord di Potenza di cui la OLA da tempo ne chiede la chiusura (vedi denucia della OLA del mese di gennaio 2010). Ecco l’articolo di Gianni Lannes in formato integrale: ” Basta la parola dell’Autorità portuale di Salerno, presieduta dall’ avvocato, ex onorevole, già sottosegretario ai Trasporti, Andrea Annunziata (un tempo quota margherita). Il comunicato stampa dell’11 agosto (pur senza firma) non lascia dubbi: «la merce sbarcata nel Porto di Salerno il 2 agosto u.s. dalla nave Frelon, proveniente dal Porto comunitario di Saint Louis (Francia), era costituita da materiali metallici” (materia prima secondaria). Dalle ordinarie verifiche consistenti, sia nei controlli della documentazione del carico, che nei controlli svolti dal consulente chimico di porto, è emersa la non pericolosità della merce in questione. Inoltre, il ricevitore della merce ha fatto intervenire un “esperto qualificato” del laboratorio di dosimetria delle radiazioni “MCF”, il quale ha redatto certificazione che riporta che i controlli sul contenuto di radioattività all’interno delle stive della nave “non hanno fatto rilevare valori superiori alla fluttuazione media del fondo naturale di radiazioni”. Si tratta, pertanto, solo di ingiustificati allarmismi». Rassicurazioni a buon mercato? Una difesa d’ufficio sui mancati controlli portuali? Per fortuna dopo la scoperta di Italia Terra Nostra nonché la segnalazione al prefetto, al questore e al comandante della Capitaneria, il procuratore capo Franco Roberti e il coordinatore dell’Antimafia Enrico D’Auria hanno aperto un’indagine affidandola ai carabinieri. Ad Annunziata abbiamo richiesto la documentazione, ma non è pervenuta alcuna risposta; al capitano di vascello Claudio Mollica, invece i certificati di analisi del carico da 1.600 tonnellate di rifiuti ferrosi, prodotti rispettivamente dalla Sicea International e da un laboratorio del Friuli Venezia Giulia. Anche l’ufficiale della Guardia Costiera non esibisce alcuna prova per smentire il grave accaduto «Ad ogni modo tutto può essere» ammette a denti stretti. Un intervento dell’Arpac? Esito: non pervenuto. Al diavolo le vacanze. Torniamo sul campo quando il calendario segna il 13 agosto. Ore 8,30: porto di Salerno.
http://www.olambientalista.it/index.php/rifiuti-radioattivi-ferriere-nord/
I nuovi migranti dai piedi leggeri
di MARCO DEMARCO
Una ricerca del sociologo Francesco Maria Pezzulli racconta la rivoluzione silenziosa dei giovani «Stufi di questa società castrante» Ecco perché abbandonano il Mezzogiorno. E perché non torneranno.
Perché vanno via? Perché i giovani laureati del Sud emigrano al Nord o all’estero? Finora hanno risposto gli analisti economici e i demografi. E hanno detto cose sensate, ma parziali. Sia gli uni che gli altri si sono occupati esclusivamente degli squilibri tra domanda e offerta di lavoro, arrivando a conclusioni diverse ma speculari. Con l’occhio alla domanda, gli economisti hanno così concluso: se ne vanno perché c’è poco lavoro. Guardando all’offerta, invece, gli esperti di flussi migratori hanno dedotto che se ne vanno perché sono troppi e non c’è spazio per tutti.
a cura di Giuseppe Dambrosio
Setacciando i dati dell’ultimo rapporto dello SVIMEZ 2010 sull’economia del Mezzogiorno, emerge la cupa situazione del sud in seguito alla recessione e la crisi in atto. Un quadro allarmante che non fa presagire nulla di buono. Eccone una sintesi.
Il Pil ha segnato nel Mezzogiorno una riduzione del 4,5%. Da otto anni consecutivi il Sud cresce meno del Centro- Nord, cosa che non è mai successa dal dopoguerra a oggi.
Martedì 27 Luglio 2010 13:57
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Sottoculturali tanto beati e incoscienti
di Andrea Romano
Quel che invece è notevole di questo suo libro ( L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi, pagine 146, 16,50) è il modo con il quale si traccia un filo di continuità tutto politico tra la «rivoluzione televisiva» degli anni Ottanta e le forme a noi contemporanee di reality, talk show e gossip. Un processo il cui snodo fondamentale è la scomparsa della pedagogia, sostituita da una rappresentazione non più colpevolizzante dei desideri degli italiani così come essi sono realmente. Se pensiamo alla politica, ci viene in mente qualcosa di analogo? Il berlusconismo, naturalmente. Che ha rivoluzionato la nostra politica, tra l’altro, attraverso un unico imperativo rivolto agli italiani: «Guardatevi allo specchio ed esultate. Perché siete finalmente autorizzati a piacervi così come siete»
Domenica 18 Luglio 2010 22:54
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Sfregiate le statue di Falcone e Borsellino
di Romina Marceca
Palermo, domani i 18 anni dalla strage di via D´Amelio.Napolitano: profondamente indignato
| Condanna da tutte le forze politiche: atto vile, stupido, volgare e violento Nessuno ha visto |
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Doveva essere il giorno in cui il popolo dell´antimafia dava inizio alle manifestazioni per ricordare la strage di via D´Amelio. E invece è stato un altro giorno buio in cui Palermo è tornata a fare i conti con la rimozione dei suoi simboli.
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