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Lo strazio per i nostri libri, in strada come con il Duce

Lo strazio per i nostri libri, in strada come con il Duce

di Gerardo Marotta

Marotta_ad_AltamuraFoto di Luca Bellarosa

Ancora oggi, ai nostri giorni, si assiste a Napoli e in tutto il Paese alla mancanza di cultura politica e non si riesce a formare un governo, un Consiglio regionale o un Consiglio comunale capace davvero di governare. Il Mezzogiorno è pieno di persone intelligenti ma che non sanno governare perché la cultura filosofica e politica fu estirpata completamente dalla controrivoluzione del 1799. Tanto che nella Storia del Regno di Napoli Benedetto Croce osserva che dopo la controrivoluzione, le stragi e le condanne a morte volute dal Borbone “non un filo di filosofia (e quindi di filosofia del diritto e di diritto pubblico) vi fu a Napoli”.
 

Il campo di prigionia di Altamura

Il campo di prigionia di Altamura nel 1944

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Nel 1944 Denis Avey, un soldato britannico che stava combattendo nel Nord Africa, viene catturato dai tedeschi e spedito i un campo di lavoro per prigionieri ad Auschwitz. nel suo peregrinare passa per il campo prigionieri di Altamura, presumibilmente quello già attivo nel primo conflitto mondiale a Casal Sabini. Nel libro Auschwitz. Ero il numero 220543, pubblicato nel 2011,  vengono descritte le assurde e disumane condizioni in cui versa, simili ad un vero e proprio lager.

 

Mito e realtà

Orfeo che ricaccia i profughi all’inferno. E poi muore

di  Raffaele K. Salinari

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(foto: Alberta Aureli)

Il mito di Orfeo ed Euridice torna in tutta la sua drammatica attualità nelle vite dei profughi attanagliati nel gelo dell’inverno serbo. Narra la storia che il cantore della Tracia, capace di affascinare con la sua musica non solo gli umani ma di incantare financo piante e animali, chiedesse ad Ade, l’onnipotente signore degli Inferi, di concedergli la grazia di portare sua moglie Euridice fuori dalla notte eterna. Il suono della sua cetra bistonica, con la quale aveva annullato anche il canto delle Sirene durante l’avventura degli Argonauti, convinse il Principe degli Inferi che, però, pose una semplice condizione: Orfeo non doveva voltarsi a guardare Euridice prima che la sua risalita fosse compiuta.

Sappiamo come va a finire: Orfeo si voltò e la sua amata dovette tornare per sempre nell’Erebo. Perché Orfeo si è voltato, condannando Euridice? Forse perché, ci dicono gli antichi, aveva ad un certo punto acquisito la drammatica consapevolezza che avrebbe resuscitato una donna morta, che sempre gli avrebbe ricordato la notte eterna dalla quale era uscita e questo, ad Orfeo, cantore della vita, era insopportabile. Oppure, ma il senso non cambia, la sua era solo una ennesima sfida: anche la morte si sarebbe piegata al suo canto; vinta la contesa di Euridice non gli importava più nulla.

Oggi, in queste ore, oramai da alcune settimane, noi siamo Orfeo che però, non solo una, ma centinaia e centinaia di volte con migliaia di uomini, donne, bambini e vecchi, ripetono il gesto della ricacciata all’inferno di chi ne voleva uscire. Cos’è infatti questo lasciar morire di freddo i profughi, o ricacciandoli nelle terre di nessuno com’è successo tra Serbia e Bulgaria, se non un ricacciarli nell’inferno dal quale volevano uscire? Tra l’altro, dato del quale non si parla, l’emergenza di questi mesi ha riaperto anche le irrisolte questioni dell’area balcanica, lasciate in sospeso dai cosiddetti accordi di pace. Basti pensare ai profughi serbi di origine kossovara, rifugiati interni il cui destino è pari per crudeltà a quello di chi arriva dalla Siria.

La strumentalizzazione colpevole, da tutte le parti nessuna esclusa, di questi corpi fantasmatici come le città da cui provengono, è la cifra più esatta dell’ipocrisia sulla quale costruiamo le nostre politiche di sfruttamento del lavoro nero. Cosa serviranno mai i nuovi Cie se non a far capire agli aspiranti migranti quel sarà il trattamento riservato loro in caso non si pieghino alle regola dello sfruttamento?

E dunque, per rimanere nel mito, che come tutti i miti insegna ciò che mai è stato ma che sempre sarà, come diceva Pavese, andiamo a vedere la fine di Orfeo. Egli viene ucciso dalle Menadi forse perché offende Dioniso, cioè il principio della vita indistruttibile che nasce muore e rinasce in continuazione, non volendo celebrare questo ineludibile passaggio, volendo rimanere for ever young.

E non è esattamente questo che vogliamo noi? Non è l’immortalità che cerca l’Occidente? E non è forse la merce che ci sussurra di perseguire questo scopo disumano? E allora come meravigliarsi che la nostra morte fisica, come quella di Orfeo che si rifiuta di cantare la vita nel suo eterno divenire, rischia ogni giorno di più di essere la stessa del cantore tracio: fatti a pezzi da un Tir mentre andiamo a consumare qualcosa?

Tutto torna, come Euridice, a ricordarci il debito che abbiamo nei confronti di chi vogliamo ricacciare all’inferno perché non ci ricordi che siamo stati noi a metterceli. Facciamocene una ragione e agiamo senza ipocrisia per salvare dunque non solo quelle vite lontane ma la nostra stessa vita.

Il Manifesto 15 gennaio 2017

 

 

I Migranti e l'Europa

Perché i migranti sono la soluzione (non il problema) della crisi europea

di Guido Viale

Migranti

Fermare il flusso dei profughi dall’Africa e dal Medioriente è impossibile. Durerà decenni. Forse è possibile contenerlo e renderlo in parte reversibile. Ma bisogna aggredirne le cause: guerre, cambiamenti climatici, rapina delle risorse, sfruttamento.Ci vogliono risorse ma i soldi sono ilmeno.

 

Le confessioni del partigiano

La memoria felice del partigiano Giorgio Bocca

di Massimo Novelli 

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“Come Galimberti aveva la religione dell’antifascismo, io ho la religione della guerra partigiana. Quindi per come l’ho vissuta è stata un’esperienza fantastica e formidabile, quasi incredibile per un Paese come il nostro pieno di ‘tira a campare’ e di ladri”. Raccontava Giorgio Bocca, quasi novantenne, nella sua casa di Milano, e ricordava orgoglioso quando si batteva contro i nazifascisti in una divisione partigiana di Giustizia e Libertà.

 

La vittoria di Trump e il rigetto delle politiche neoliberali

Le oligarchie e il suicidio delle vecchie sinistre

di Barbara Spinelli

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Analizzando la socialdemocrazia nel 1911, Robert Michels parlò di legge ferrea dell’oligarchia: per come si organizzano, e per come tendono a occuparsi della sopravvivenza degli apparati, i partiti diventano pian piano gruppi chiusi, corrompendosi.

 

Il mito della battaglia di Vittorio Veneto

Vittorio Veneto: la propaganda vestita da battaglia

di Nicola Ferri*

Casa_sinistrata_Piave

L'epica battaglia di Vittorio Veneto non c’è mai stata poiché si trattò di un’invenzione propagandistica dello Stato Maggiore per far credere, soprattutto agli Alleati, che le nostre truppe, nell’avanzata travolgente verso il Nord dopo l’attraversamento del Piave, avevano sbaragliato l’esercito austro-ungarico conquistando dopo una durissima lotta un fondamentale obbiettivo strategico.

 

Ancora in aumento il gap tra il Mezzogiorno e l’Italia

Ancora in aumento il gap tra il Mezzogiorno e l’Italia. L’Osservatorio Banche Imprese ha pubblicato il Rapporto sulle previsioni 2017-2020 del valore aggiunto e dell’occupazione per tutte le province italiane e per i comuni del Mezzogiorno, basate su una versione aggiornata del modello Todomundi (Top Down municipal domestic indicators). Il rapporto elaborato dall’Obi verrà presentato prossimamente con un evento previsto a Roma nella seconda settimana di novembre.

 

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Danilo Dolci omaggio a Peppino Impastato

Si dice in giro



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