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L'ideologo della conversione ecologica

A 25 anni dalla scomparsa di Alex Langer, prendo in prestito dal libro di Marco Boato "Alex Langer costruttori di ponti" le parole-chiave che hanno caraterizzato la sua esperienza umana e politica.

alex langer

Vi sono alcune “parole-chiave” nella vita di Alexander Langer e che ricorrono nelle sue esperienze, nei suoi scritti, nelle sue testimonianze.

“Essere ponte” (e, diceva in Minima personalia, «sul mio ponte si transita in entrambe le direzioni, e sono contento di poter contribuire a far circolare idee e persone»).

La “convivenza”: il suo Tentativo di decalogo per la convivenza interetnica costituisce, come già detto, forse il suo saggio migliore, tra le centinaia da lui scritti nelle più diverse occasioni e nelle più diverse testate giornalistiche. Un testo “teorico” frutto di una elaborazione tratta dalle sue molteplici esperienze al riguardo, dal Sudtirolo alla Bosnia e a tutte le altre realtà europee e internazionali da lui conosciute e sperimentate.

La pace, ed essere “costruttore di pace”, più che un pacifista ideologico: «fare la pace tra gli uomini e con la natura». L’essere uomo di pace e della nonviolenza non gli impedì, gandhianamente, di chiedere un intervento di “polizia internazionale” per porre fine alla ricordate, e che ricorrono nelle sue esperienze, nei suoi scritti, nelle sue testimonianze. 

La «conversione ecologica», su cui, sempre nel 1994 – un anno straordinariamente fecondo per le sue elaborazioni teoriche –, scrisse un altro saggio per la rivista. Benessere ecologico, riprendendo il suo intervento sull’argomento svolto ai “Colloqui di Dobbiaco” (promossi da Hans Glauber), cui regolarmente partecipava.

«Essere non transfuga, ma traditore della compattezza etnica»: lui lo fu fin dagli anni giovanili e poi nell’obiezione di coscienza al censimento etnico, e questa scelta gli costò ogni forma di ostracismo, l’impossibilità (illegittima) di insegnare in Sudtirolo e, da ultimo, l’impossibilità (illegittima) di candidarsi a sindaco di Bolzano.

Solve et coagula: una formula latina dell’antica alchimia, spesso ripetuta anche in italiano (come nella lettera aperta al PDS del 1994), con la quale cercava di impedire le sclerotizzazioni partitiche e invitava a rendere «bio-degradabili» anche i movimenti e le forze politiche a cui lui stesso apparteneva. 

Lentius, profundius, suavius (“più lentamente, più profondamente, più dolcemente”): era la formula che Langer proponeva in contrapposizione al motto olimpico Citius, altius, fortius (“più veloce, più alto, più forte”) e che ritornerà in molti suoi scritti e discorsi degli ultimi anni.

“Dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera”: è il titolo di uno dei capitoli del decalogo sulla convivenza, e costituisce la sintesi migliore di come Langer concepiva il suo rapporto con i conflitti e con le barriere etniche, politiche ed ideologiche.