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UNA NUOVA ITALIA

Il difficile e sofferto riscatto nazionale dopo l’armistizio dell’8 settembre

di Filippo Focardi

Domani 08 Settembre 2022 page 00011

In Italia e all’estero, nei Balcani, nelle isole dello Ionio, la dignità del paese fu salvata
da singoli i reparti che presero le armi contro i tedeschi FOTO AP

L’8 settembre 1943, poco prima delle otto di sera, il capo del governo italiano, maresciallo Pietro Badoglio, comunicava al paese che di fronte alla «soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione», l’Italia aveva chiesto e ottenuto dagli Alleati un armistizio. Firmato cinque giorni prima a Cassibile, vicino a Siracusa (3 settembre), l’armistizio decretava non solo la fine della guerra dell’Asse combattuta per oltre tre anni dall’Italia monarchico-fascista a fianco della Germania nazista (giugno 1940-settembre 1943), ma anche il crollo del progetto di Benito Mussolini e del regime fascista di fare dell’Italia una grande potenza imperiale, capace di dominare il Mediterraneo come ai tempi dell’antica Roma. Un ambizioso e tracotante progetto politico-militare, intrinsecamente legato ai disegni del fascismo di una trasformazione antropologica del popolo italiano attraverso gli strumenti della pedagogia totalitaria. Per realizzare i suoi obiettivi il regime aveva provato infatti a creare un “italiano nuovo”, che sapesse «credere, obbedire e combattere», a plasmare una comunità guerriera inquadrata gerarchicamente e consapevole della propria supremazia razziale su slavi, africani ed ebrei. L’Italia fascista negli anni Trenta aveva contribuito in maniera sostanziale – insieme alla Germania e al Giappone – a scardinare l’ordine internazionale di pace costruito (certo non senza pecche) dopo la fine della Prima guerra mondiale.

No alla guerra ma le armi vanno inviate

di Vito Mancuso

guerra ucraina

Ci sono domande alle quali non si vorrebbe rispondere perché si conosce la complessità della situazione, non riducibile a un sì o un no. Eppure a volte rispondere è necessario, assumendosi i rischi della coscienza morale in azione. Mi chiedono: “Sei a favore dell’invio di armi in Ucraina?”. Rispondo: “Sì, sono a favore”. Credo occorra ascoltare il loro appello e non lasciarli soli, condivido la posizione dell’Ue e del governo. Ribattono: “Ma allora tu sei a favore della guerra! Appoggiando l’invio di armi, dico sì alla guerra, versi benzina sul fuoco, alimenti la carneficina!”

Giordano Bruno il furore della scienza

di Vito Mancuso

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Il rogo del filosofo 422 anni fa fu una retrocessione culturale causò la crepa tra fede e ragione che non abbiamo ancora sanato

All’inizio del 1599 il cardinale Roberto Bellarmino, allora gesuita e inquisitore, oggi santo e dottore della Chiesa, offrì a Giordano Bruno la possibilità di salvarsi la vita. La condizione? Abiurare otto proposizioni tratte dalle sue opere. Da otto anni nelle carceri dell’Inquisizione, il filosofo in un primo tempo sembrò accettare, poi però rifiutò e venne arso vivo. Il rogo ebbe luogo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. Perché Bruno non abiurò? Diciassette anni prima, descrivendo a una non meglio conosciuta signora Morgana B. il suo pensiero, aveva dichiarato: «Con questa filosofia l’animo mi s’aggrandisse, e me si magnifica l’intelletto». Egli aveva una filosofia che ingrandiva l’animo e magnificava l’intelletto, e quando il pensiero è vero, vero non nel senso di esatto ma nel senso di autentico cioè radicato profondamente nell’esistenza, trasforma la vita. E se egli rifiutò di abiurare, fu perché sopraggiunse in lui la forza della sua filosofia che gli fortificò l’animo e gli magnificò l’intelletto, mettendolo in grado di affrontare la morte con dignità e coraggio, come testimoniano le cronache del tempo.

Verso il giorno della memoria

Il negazionismo è un fenomeno politico dell’attualità

di Donatella Di Cesare*

Siamo abituati a considerarlo come un “rigurgito” della storia, ma il rifiuto di Auschwitz è un dramma contemporaneo, con la sua matrice complottistica: è ora di studiarlo e fronteggiarlo davvero

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Al contrario di quel che in genere si crede, il negazionismo non è un “rigurgito”, come si è ormai soliti dire sbrigativamente. Non è insomma un residuo oscuro del passato. Alla base di questa visione neoilluministica c’è il fermo convincimento che tutto dipenda da ignoranza o disinformazione. I negazionisti negano perché non sanno. Senza esagerarne la portata, il fenomeno dovrebbe perciò essere contrastato con un di più di conoscenza. Il che – s’intende – è sempre auspicabile. Si parla perciò di “negazione della storia”, come se la faccenda riguardasse solo l’interpretazione degli avvenimenti che hanno scandito la prima metà del Novecento.

I bambini invisibili diventano gli schiavi del terzo millennio

di Andrea Riccardi

ragazzi optimizedLa storia di questi bambini invisibili è contenuta nel libro "Nascere non basta a" cura di Adriana Gulotta FOTO AP

Succede in Africa, ma non solo: nuove generazioni che non hanno né il nome né una cittadinanza riconosciuta
Riuscire a riscattarsi non è facile e solo l’intervento delle realtà umanitarie può aiutarli a uscire dall’anonimato

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  di Enrico Deaglio

La bomba esplosa a Milano il 12 dicembre 1969, all’interno della Banca nazionale dell’agricoltura, ha colpito il nostro paese per decenni. Oggi di quella strage sappiamo tutto. Ma l’Italia del fascismo che comandava il Viminale e dei servizi segreti di cui tutti avevano molta paura è morta e sepolta? Vive solo nella nostra nostalgia? Potrebbe ripetersi?

Salvare la storia dall'oblio

L’inchiesta siciliana che svela i depistaggi sul caso Borsellino

di Enrico Deaglio

 

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Era l’ultima speranza per evitare che la più nefasta ignominia della storia giudiziaria italiana si perdesse nell’oblio. E – forse –c’è riuscita, per un pelo. La settimana scorsa sono stati depositati i materiali e le conclusioni dell’inchiesta sui risvolti di carattere nazionale del “depistaggio sul delitto del giudice Borsellino e della sua scorta”. L’inchiesta, la seconda sull’argomento, è stata voluta e realizzata da Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia dell’assemblea regionale siciliana; si è svolta negli ultimi quattro mesi, con 22 audizioni di persone “informate dei fatti” e l’acquisizione di materiale prezioso, dimenticato non si sa se volutamente o per banale incuria. (Chi scrive questo articolo ha avuto l’onore di essere chiamato a partecipare ai lavori come consulente, per aver seguito la vicenda – in solitudine, purtroppo – da almeno un ventennio).

La storia riscritta in silenzio

di Simonetta Fiori

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Memoriale alle vittime dell'Olocausto, Berlino

Dai nomi delle strade alle delibere comunali, dalle risoluzioni regionali alle ordinanze dei sindaci: così la destra che guida le amministrazioni locali legittima una lettura revisionista di fascismo e antifascismo

Piccoli smottamenti, cadute non sempre appariscenti, più spesso sotterranee. Ma messi insieme producono una slavina invisibile che travolge i capisaldi della storia contemporanea. Il disegno di legge presentato da Fratelli d’Italia con l’equiparazione delle foibe all’Olocausto è solo la parte più scoperta di un fenomeno in rapida accelerazione che da Alessandria a Grosseto, da Dalmine Vibo Valentia, da Monfalcone a Lecce, dilaga in tutta la penisola rimbalzando di municipio in municipio, di borgo in borgo, lungo un’unica traiettoria disegnata dal revisionismo della destra.

Le contraddizioni di Dante sono meglio delle sue agiografie

di Walter Siti

Dante

Illustrazione di Doriano Strologo

Il 25 marzo 1300 è il giorno in cui Dante ha immaginato di entrare nella selva oscura da cui usciràsoltanto mediante il viaggio ultraterreno raccontato nella Commedia; ma quest'anno è anche il settecentesimo dalla sua morte, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Tra i molti libri usciti quest'anno, il più audace e pop è la Danteide di Piero Trellini (Bompiani). Impegno serio, frutto di laboriosa documentazione (più di cinquemila testi consultati, ci informa la bibliografia) e ispirato al desiderio di rendere Dante interessante per i giovani; non un'interpretazione dell'opera né una biografia in senso stretto, ma un tentativo di raccontare il mondo che girava intorno a Dante, quel che lui ha visto.

Leonardo Sciascia, 100 anni sotto il segno dei libri.

Nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia, un ricordo della «felicità di far libri» e della sua avventura editoriale

di Veronica Giuffrè

 

leonardo sciasciaLeonardo Sciascia – Foto di Nino Catalano, marito di Anna Maria Sciascia (Courtesy Famiglia Sciascia)

Leonardo Sciascia, nel centenario della nascita. L’anno che è appena iniziato merita che lo si celebri per ricorrenze felici, come quella di oggi: l’8 gennaio 1921 veniva al mondo Leonardo Sciascia, in un angolo di Sicilia di saline e zolfare, dove gli sarebbe potuto toccare un avvenire da sarto – seguendo le orme di uno zio – se la sorte non avesse avuto in serbo per lui altre trame.

La maledizione di piazza Fontana

di Guido Salvini

Nell'autunno del 2010, quando il processo di primo grado per la strage di Brescia  si è concluso con una generale assoluzione, sul porticato di piazza della Loggia è apparso un cartello scritto a mano: IN QUESTO LUOGO IL 28 MAGGIO 1978 NON È SUCCESSO NIENTE. 

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La geografia delle stragi in Italia è un lungo susseguirsi di luoghi  senza verità certe. Da Brescia fino a Bologna , Ustica, Capaci, e via d'Amelio, passando per San Benedetto Val di Sambro  con gli attentati - a dieci anni di distanza l'un dall'altro- all'Italicus e al Rapido 904.

Il balzo della società civile

di Massimo Teodori

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Il primo dicembre 1970 fu approvata alla Camera la legge per il  divorzio: dopo quattro anni, il 12  maggio 1974, si sarebbe tenuto il  referendum abrogativo che la  confermò. Il significato del voto  parlamentare non fu solo il varo di  una legge di interesse generale che non era mai passata nell'ltalia liberale e nel ventennio repubblicano;  riguardò anche la conquista di un  diritto civile, il primo di una serie  che avrebbe poi compreso l'aborto e il nuovo diritto di famiglia, che  svelò ai grandi partiti l'esistenza di una società civile ben diversa da  quella che essi si rappresentavano.

"Re Nudo": la rivista che ha fissato il sesso, i suoni e la politica degli anni Settanta

di Maurizio Di Fazio

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“Re Nudo nasce nell'ambito di una società di mutuo soccorso, per riportarci a pensare che stiamo sbagliando direzione, che è necessario riconnetterci con noi stessi. E questa non è fantasia, non è esoterismo: è saggezza ”scrisse Fabrizio De André, uno dei tanti illustri compagni di viaggio del“ primo giornale rivoluzionario a colori ”di cui esce, il 26 novembre, un'antologia esauriente. 

Pietre d'inciampo. La cura della memoria che interroga tutti

di Lia Tagliacozzo

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Le Stolpersteine sono piccoli sanpietrini ricoperti di bronzo con incisi il nome, la data di nascita, la data e il luogo di morte, Auschwitz piuttosto che Mauthausen o qualcuno degli altri campi della morte. A realizzarli è l’artista tedesco Gunter Demnig in un progetto che coinvolge tutta Europa, dedicato alle vittime delle persecuzioni religiose, politiche e razziali del nazismo. Nei giorni scorsi a Torino ne sono state vandalizzate due dedicate a due vittime della Shoah – Franco Tedeschi e Virginia Montalcini – poste all’ingresso del Liceo D’Azeglio di cui i due erano studenti. E che è lo stesso dove ha insegnato Augusto Monti formando alunni come Pavese, Bobbio, Mila, Ginzburg, Einaudi e tanti altri antifascisti.

Wittgens, direttrice Giusta: salvò uomini e arte dai nazi

di Tomaso Montanari

Non dette quasi all’usciere il tempo di annunciarla. E mi vidi davanti una donna diversa da tutte le altre. Un erudito  classicheggiante  avrebbe immaginato in lei ‘Pallade-Athena’: io pensai alla Walkiria.

 

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Il nome me lo ripetè lei, allungandomi la mano: ‘Sono Fernanda Wittgens!’”: in questo ricordo di Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione, è come scolpito il ritratto della prima donna cui fu concesso di dirigere un museo statale italiano. E mi piacerebbe che lo leggessero le ragazze e i ragazzi degli ultimi anni delle Superiori, il romanzo che sulla Wittgens ha scritto Giovanna Ginex con Rosangela Percoco (L’Allodola, in libreria per Salani). Perché vi ci troverebbero – vivificato da una scrittura incalzante – un modello di vita senza “né riti né dogmi”: una vita libera, e liberamente spesa al servizio di una certa idea di mondo.

La città del futuro è testa e popolo

di Salvatore Settis

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Nessun essere umano è un’isola. Anzi, non esistono isole, ci sono solo arcipelaghi o continenti. E quando un’isola è davvero lontana da tutto, può anche crescervi una grande civiltà, ma condannata a crollare su se stessa: fu questo il destino dell’Isola di Pasqua.

La crisi dell'uomo

di Albert Camus

Mercoledì, Bompiani licenzia “Conferenze e discorsi (1937-1958)” di Albert Camus, per la prima volta tradotti in Italia. Anticipiamo stralci de “La crisi dell'uomo”, intervento che il premio Nobel tenne negli Usa nel 1946.

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La comunicazione è ciò che oggi dobbiamo tener vivo per difenderci dall'omicidio. E per questo, ora lo sappiamo, dobbiamo lottare contro l'ingiustizia, contro l'oppressione e contro il terrore, perché sono questi tre flagelli a fare regnare il silenzio tra gli uomini, ad alzare fra loro barriere, a renderli indecifrabili gli uni agli altri ea impedire loro di trovare l'unico vero valore che possa salvarli da questo mondo desolante, che è la lunga fraternità degli uomini in lotta contro il loro destino. Alla fine di questa lunga notte, adesso finalmente sappiamo che cosa dobbiamo fare di fronte al mondo dilaniato dalla crisi.

A dieci anni dal sacrificio di Vassallo, Pollica resta un esempio. E non è sola

di Antonio Maria Mira

il sindaco pescatore

Il 5 settembre 2010, alle 21,45, nove colpi di pistola fermavano la vita di Angelo Vassallo, il "sindaco pescatore" di Pollica (Salerno) simbolo della buona amministrazione. Dopo dieci anni ancora non sono stati scoperti i responsabili, ma la vita del coraggioso primo cittadino continua a dare buoni frutti, anche in questa estate del Covid-19. «Evidentemente si può morire di buona amministrazione. Di amore per la propria terra. Da soli, di notte, secondo il più classico stile camorrista. Forse troppo soli». Così scrivevo dieci anni fa. E ancora oggi la "buona amministrazione" dà fastidio. Lo dimostra l’attenzione che il ministero dell’Interno sta dando alle intimidazioni contro gli amministratori locali. Nell’ultimo rapporto annuale, relativo al 2019, ne vengono registrati ben 654 con un aumento dell’11% rispetto al 2018 quando erano stati 589.

 A Quarantanni dalla morte dello psichiatra che rivoluzionò la vita dei malati di mente

di Franco Rotelli*

franco basaglia

L’unica legge che porta il nome di un uomo che non è mai stato in Parlamento. La politica non ha raccolto il testimone, restano invece i tanti “piccoli Basaglia”.

Il 23 agosto 1927 due anarchici venivano giustiziati dopo un processo farsa

 di Pino Casamassima

Il 23 agosto del 1927 in un clima segnato dal razzismo contro gli immigrati i due anarchici furono giustiziati, a sette anni dall’arresto, dopo un processo farsa. Pensando all’“esecuzione” di George Floyd, è lecito affermare che in cento anni negli Stati Uniti poco è cambiato

sacco e vanzetti

La cura al virus è lo Stato di polizia?

di Byung-Chul Han

Pechino un tributo ai morti per Covid19 durante la festa di Qingming il 4 aprile scorso ReutersThomas Peter

Covid–19 è un test di sistema. Pare che l’Asia stia gestendo l’epidemia molto meglio dell’Europa. A Hong Kong, Taiwan e Singapore ci sono pochissimi contagiati. Taiwan ne dichiara 215, Hong Kong 386, il Giappone 1.193. In Italia invece si sono già infettate oltre centomila persone in un arco di tempo molto inferiore. Anche la Corea del Sud si è lasciata il peggio alle spalle. Idem per il Giappone. Persino il paese da cui si è originata l’epidemia, la Cina, sta tenendo la situazione sotto controllo. Né Taiwan né la Corea hanno vietato di uscire di casa o chiuso negozi e ristoranti. Nel frattempo è iniziato l’esodo degli asiatici dall’Europa e dagli Stati Uniti. I cinesi e i coreani vogliono tornare in patria perché là si sentono più sicuri. I prezzi dei voli sono schizzati alle stelle. È ormai impossibile trovare un biglietto aereo per la Cina o la Corea del Sud.

Da Brescia si leva un grido: basta parlare di guerra

di Mimmo Cortese

La crescita e poi il dilagare della pandemia vengono raccontati quasi sempre con un linguaggio costellato di trincee, prime linee, fronti, eserciti e barricate per indicare ospedali, medici, infermieri e terapie intensive. Questa è una guerra è stato l’incipit di un fiume impetuoso di dichiarazioni, da quelle dei luminari delle malattie infettive fino ai presidenti manager dello sport che rinunciano tanto malvolentieri agli eventi programmati. Un segnale evidente che questo modo di guardare il mondo penetra sempre più a fondo anche nell’ordine simbolico e psichico della rappresentazione del reale, una manifestazione che ci indica come si stia sedimentando l’idea che le crisi, le difficoltà, le incertezze (una parola così importante di questa situazione) si risolvono con meccanismi trancianti, cesure nette, scelte indiscutibili e, se necessario, strumenti repressivi, violenti, totalizzanti. Le metafore della militarizzazione dell’emergenza, anche quella economica, raccontano sempre molto più di quanto non appaia, scrive Mimmo Cortese, che a Brescia, con Bergamo l’epicentro della tragedia lombarda, vede ogni giorno crescere intorno a sé le ombre e i messaggi funesti del carattere più irreparabile del tempo sconcertante che stiamo vivendo, quello dei cimiteri incapaci di contenere le vittime del virus. Per questo è così importante che sia lui a ricordarci con le affermazioni di un grande filologo polacco, Victor Klemperer (La lingua del Terzo Reich), che le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non aver alcun effetto, ma dopo qualche tempo rivelano tutto l’effetto di questa orrenda narrazione tossica. Le parole per affrontare questa pandemia, sostiene Mimmo, sono cura, ricerca medica, responsabilità, condivisione, attenzione, salute, precauzione, guarigione, cautela, solidarietà, fragilità, lentezza, protezione, amore. Nulla a che vedere né con la guerra, né con i simboli che essa scatena.

L’operazione delle Foibe e i crimini italiani in Jugoslavia fra 1941 e 1943

di Giuseppe Dambrosio

Vorrei esprimere il mio punto di vista sulla commemorazione del “giornata del ricordo”, istituita nel 2004 per conservare la memoria della tragedia degli italiani vittime delle foibe e dell’esodo forzato dalle terre istriane e dalmate tra l’8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947.

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Come dice lo storico Sandi Volk, nella prefazione alla ristampa del libro di Claudia Cernigoi Operazione Foibe tra storia e mito: «La legge istitutiva accoglie le tesi degli ambienti delle organizzazioni dei profughi degli istriani e dalmati e degli ex collaborazionisti secondo cui il fenomeno avrebbe riguardato esclusivamente italiani che sarebbero stati uccisi solo perché italiani. Con ciò lo stato italiano ha riconosciuto ufficialmente quali “martiri dell’italianità” personaggi come le SS Ottocaro Krisa e Ermanno Callegaris (e tanti altri) facendo implicitamente riferimento proprio al tipo di “italianità”- quella del fascismo, dell’imperialismo, del razzismo e dello sciovinismo – che tali personaggi hanno difeso. Ma c’è di peggio, perché ora, grazie all’avallo del parlamento, tale interpretazione è divenuta “verità ufficiale”».

Dobbiare ringraziare la partigiana Tina Anselmi se oggi abbiamo il SSN.

di Jennifer Guerra

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In questi giorni difficili per il nostro Paese, il plauso al servizio sanitario nazionale è unanime: nonostante le difficoltà dovute ai continui tagli e alla mancanza di personale, lo sforzo di medici e infermieri per fronteggiare questa crisi è senza precedenti. Se a oggi riusciamo a rispondere a una simile emergenza sanitaria è perché qualcuno credeva che l’accesso alle cure dovesse essere libero e gratuito per tutti. E a farlo è stata una donna, Tina Anselmi.

Non lasciamo che Auschwitz anneghi nella retorica

Da quando, quindici anni fa, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite Uniti aveva deciso di istituire il Giorno della memoria e fissare i dati il ​​27 gennaio, il giorno in cui nel 1945 le truppe dell'Armata rossa aprirono i cancelli di Auschwitz, quel lager diventò qualcosa di più di un luogo di morte e di sofferenza, quasi indicabile. Auschwitz si trasforma in un sinonimo della Shoah. O se vogliamo in una metonimia o una sineddoche, figura retoriche colomba in una parte fa di simbolo alla totalità del fenomeno e che si prestano a svariate interpretazioni e usi.

Intanto, quel campo in terra di Chiesa non fu la prima fabbrica della morte scoperta dai sovietici: già nell'estate del 1944, i russi scoprirono le macerie di Treblinka (900 mila ebrei assassinati in pochi mesi). E poi, quando si parla della liberazione di Auschwitz c'erano tener presenti che da liberare c'era ben poco. Al momento nel campo si trovano appena duemila prigionieri, gli altri 65 mila, ancora in vita, furono avviati dai tedeschi nella famigerata marcia della morte verso altri lager, più a ovest, marcia in cui perirono circa 15 mila persone. In totale ad Auschwitz morirono circa un milione 100 mila cittadini umani.

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Riprendiamoci lo studio della Storia

di Simonetta Fiore

Il passato non è più materia di riflessione. Le università perdono docenti e studenti. Il danno per la cultura democratica dei cittadini è incalcolabile Ecco perché il ministro deve reintrodurre questa disciplina all’esame di maturità

Proviamo a immaginare un’Italia senza la storia del Rinascimento. No, non è un esercizio di storia controfattuale, ma la fotografia di un Paese in cui si smetta di studiare la storia moderna, più o meno quell’arco temporale che va dalla scoperta dell’America al Congresso di Vienna. Ancora un piccolo sforzo: proviamo a immaginare che nelle università italiane non si insegnino più la Riforma o la Controriforma, la Rivoluzione francese o quella americana, e che in aula sia più facile imbattersi in un marziano che in un erede di Franco Venturi o Delio Cantimori.

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A 50 anni dalla morte di Jan Palach

Il 16 gennaio 1969 nella centrale piazza San Venceslao, a Praga, un giovane studente di Filosofia, Jan Palach, in segno di protesta per l'occupazione sovietica, si cosparse di benzina e si diede fuoco

Robero Candini

A Sua Memoria 

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«Mi è capitato di visitare Praga subito dopo l’autoimmolazione di Jan Palach, un atto estremamente complesso di affermazione e disperazione. Ricordo che i cechi mi chiesero se pensavo che avesse fatto qualcosa di utile, o se fosse solo un altro gesto futile, forse persino un’esplosione di egoismo destinato a precipitare nel fondo della memoria della nostra epoca. Alla luce delle soffe-renze di Palach, all’epoca era impossibile negarne la sua sublimità, ma col passare degli anni l’utilità politica della sua azione ha cessato di essere il punto, almeno per me. Quello che divenne molto più importante fu la manifesta autenti-cità della sua identità umana espressa nel suo sacrificio. Quale altra creatura sulla terra avrebbe potuto immaginare da sé la bellezza di un futuro di libertà e giustizia fino al punto dell’autoim-molazione per la sua causa? Nello sbuffo di fumo che per un breve istante si disperse sulla sua bella città, c’era un monumento molto più solido della pietra o dell’acciaio, incommensurabil-mente più duraturo, perché l’uomo è nato per la libertà. È il suo diritto alla nascita, alla vita e alla morte».

Arthur Miller

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Il 12 dicembre 1969 una bomba a Milano alla Banca nazionale dell'Agricoltura. Fu l'inizio della strategia della tensione. Fascisti, servizi segreti italiani e americani uniti per destabilizzare l'Italia

di Giovanni Giovannetti

Cosa sanno della più recente storia italiana i ragazzi di oggi e di ieri? Cosa ricordiamo sui mandanti e gli esecutori materiali di piazza Fontana a Milano nel 1969, l'anno dello sbarco sulla Luna (17 morti e 88 feriti); di piazza della Loggia a Brescia (8 morti e 102 feriti) e del treno Italicus nel 1974, l'anno del referendum sul divorzio (12 morti e 48 feriti); del Rapido 904 nel 1984, anno in cui la Apple lancia il Macintosh (16 morti e 267 feriti). Cosa sappiamo o ricordiamo della bomba alla stazione di Bologna nel 1980 (85 morti e 200 feriti).

Via le pensioni agli ebrei vittime delle leggi razziali e ai perseguitati dal fascismo per motivi politici

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Il decreto fiscale spazza via il sostegno dello Stato per perseguitati politici e razziali, oltre che per i pensionati di guerra. Un taglio da 50 milioni al Fondo istituito al ministero dell’Economia, con effetto immediato.

E così, a ottant’anni esatti dalle leggi razziali, la maggioranza giallo-verde taglia gli assegni previsti fin dal 1955 per chi aveva subito la persecuzione fascista perché di religione ebraica o per le idee politiche. Assegni di modesta entità, circa 500 euro al mese, destinati a persone nate prima del 1945, dunque sopra i 70 anni.

L'Identità inventata degli italiani

di Tomaso Montanari

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“Identità è una parola pericolosa: non ha alcun uso contemporaneo che sia rispettabile ”. L’a mmonizione dello storico inglese Tony Judt (2010) era stata avanzata, prima e in termini più espliciti, dall’economista indiano Amartya Sen in Identità e violenza. Recensendo quel libro, Mario Vargas Llosa ha scritto che la domanda che sorge di fronte all’affermazione, violenta, delle identità nazionali e religiose è riassunta in un verso di Pablo Neruda: “E l’uomo dov’era?” “Prima gli italiani”, “dove metterete quei 100 che vi siete accollati ?”, “difendiamo le nostre radici cristiane”: ebbene, l’uomo dov’è?  Che ne è della comune identità umana, unica fonte dei diritti fondamentali dell’i n d i v iduo? È la domanda cruciale, in questa orrenda stagione del discorso pubblico sfigurato dal veleno della retorica identitaria.