Ricordi Gobettiani
- Categoria: Tommaso Fiore
di Tommaso Fiore
A cent'anni dalla morte di Piero Gobetti, la riprosizione di un articolo di Tommaso Fiore dal titolo Ricordi Gobettiani, pubblicato su "Il Paese" del 29 marzo 1956. Il suo rapporto con l'intellettuale torinese che chiama affettuosamente Piero, con la rivista «Rivoluzione Liberale», con sua moglie Ada e il figlio Paolo, con il modo politico-culturale torinese. La lezione di Gobetti, infine.

Il primo mio articolo su «Rivoluzione liberale» fu un lungo studio sulla politica giolittiana, una facciata intera e poi più di un’altra mezza facciata. A Piero questi mattoni piacevoli, erano segni d'impegno; a Rosselli invece no, bisognava scrivere breve, sul «Quarto Stato». Era stato Salvemini che ruggendo in Francia per evitare a Firenze di essere sicuramente ucciso, aveva consegnato al giovine torinese quel mio lavoro, non inutile. Vi era dentro tutta la ribellione del Mezzogiorno per essere trattato come colonia, in balia dell'iniziativa dei commissari di PS. E vi era l'osservazione indiscutibile che lo statista piemontese faceva realisticamente due politiche, una per il libero nord e l’altra per il servo sud. Così dunque i nostri rapporti furono impersonali, di lavoro.
Una deriva securitaria della nera
- Categoria: Blog
Una storia italiana
di Massimo Carlotto
Con il caso Garlasco, c’è stato il superamento dei confini narrativi imposti dalla natura criminale dei casi presi in oggetto, con l’idea di estenderla anche alla politica mascherata da cronaca

La macchina mediatica che si occupa di cronaca nera funziona a pieno regime da anni, ma con il caso Garlasco ha raggiunto livelli inimmaginabili, riuscendo a riproporre la vicenda sotto forma di un simulacro del processo penale che si celebra tutti i giorni in televisione, sulla rete, sui giornali. Giornalisti, esperti, opinionisti, avvocati, ex magistrati ed ex appartenenti alle forze dell’ordine, spaccati tra innocentisti e colpevolisti, si scontrano con rara veemenza come se davvero la verità fosse il fine reale e ricercato. Il caso si presta: l’ennesimo lampante esempio di un processo terminato con una condanna priva di sufficienti elementi di colpevolezza.
Lezioni di egemonia
- Categoria: Blog
La disobbedienza civile ebbe tra i fatti fondanti la rivolta dei pescatori della Baia di San Cataldo. Dolci guidò la protesta, Calamandrei capì che serviva un movimento per la speranza.
di Mirella Serri

«Il digiuno pubblico è illegale». Già, proprio così, brioches e panini per tutti. Nel gennaio del 1956, giusto sessanta anni fa, i magistrati cercarono di opporsi alla crescita di un fondamentale movimento politico e culturale, destinato a diventare il più importante progetto di egemonia della sinistra progressista nel dopoguerra. Proprio dall'arretrata Sicilia, terra di grande indigenza e dominio della Piovra, venne per la prima volta un messaggio che si sedimentò e condizionò il futuro della penisola. Tutto nacque dalla singolare sentenza giudiziaria che costrinse i pescatori della Baia di San Cataldo ad abbandonare lo sciopero della fame e a rientrare dal loro dissenso. Nel borgo oltre mille persone avevano in atto una rivolta collettiva - definita "il digiuno dei mille" - per denunciare la pesca di frodo: tollerata dallo Stato benché portasse danni a tutta la comunità. Senza Danilo Dolci, il Gandhi italiano, scrittore, poeta e attivista in nome della soluzione non violenta dei conflitti sociali, la compatta protesta popolare non ci sarebbe stata.
Dal 1952 Dolci aveva scelto di trasferirsi nell'isola per fare proselitismo e per condurre iniziative politiche contro la disoccupazione, l'analfabetismo e la fame. La presa di coscienza collettiva dei guai della Sicilia serviva al progresso e a spingere per lo sviluppo economico, ad esempio con la costruzione della diga sul fiume Jato, che avrebbe garantito lavoro e spezzato il controllo dell'onorata società.
Il mondo di Gobetti
- Categoria: Tommaso Fiore
Essere "Politici" non è una posa
di Paolo di Paolo

Un personaggio che non c'è più da un secolo - un intero secolo, febbraio 1926-febbraio 2026 - può apparire remoto come un'altra galassia. Nella storia dell'Universo, un secolo è una minima frazione di secondo; nella storia di questo pianeta tanto più nell'epoca vorticosa, accelerata in cui viviamo -cento anni sono un'enormità. Che cosa può dirci qualcuno che è vissuto al tempo delle lettere e del tram a cavalli? Come può parlarci un essere umano che non poteva immaginare l'esistenza di certi luoghi, non poteva nemmeno sognarli? E che credeva con appassionata devozione al potere di oggetti leggeri, fatti di carta e inchiostro? Nei giornali, nelle riviste. Ancora prima che nei libri, forse. Nella possibilità del passaparola, di un contagio emotivo e intellettuale insieme che passa per la distribuzione porta di fogli scritti fittamente. Raggiungere duecento, trecento persone, mille se va bene, è un trionfo. Che cosa può dirci qualcuno che leggeva Benedetto Croce e dialogava con Gaetano Salvemini, che discuteva con Antonio Gramsci e intervistava Eleonora Duse? Che cosa può dirci a un secolo dalla morte l'impressionante - anche solo per mole - produzione giornalistica e saggistica di Piero Gobetti, tutta stretta fra il 1918 e l'inizio del 1926: otto anni spesi con una intensità, per un tempo esistenziale tanto breve e precoce, che forse non ha eguali nel Novecento italiano.
DANILO DOLCI E LA NONVIOLENZA
- Categoria: Attività
Il Circolo delle Formiche, il Liceo "Cagnazzi" di Altamura, il Centro Creativo Danilo Dolci, l'Associazione Link, Cometa - Comunità educante di Altamura, l'Agorateca Biblioteca di Comunità e con il patrocinio del Comune di Altamura, organizzano tre eventi sul tema “Danilo Dolci e la nonviolenza”:
il 7 novembre 2025, presso l'Agorateca di Altamura avrà luogo la presentazione del libro Danilo Dolci, una rivoluzione nonviolenta , la vita e l'opera di un uomo di pace, a cura di Giuseppe Barone , edito da Altraconomia. Ne discutono con l'autore Mino Vicenti - animatore e project manager, Claudio Crapis - Dirigente Scolastico Liceo “Cagnazzi”di Altamura, Amico Dolci , figlio di Danilo - musicista e presidente del Centro “Danilo Dolci”, modera Ilaria Di Martino - coordinatrice progetti internazionali dell'Associazione Link.
Seguirà sabato, 8 novembre 2025, presso il Liceo “Cagnazzi” di Altamura un Laboratorio maieutico con le studentesse sul tema Danilo Dolci e la nonviolenza , condotto Giuseppe Barone e Amico Dolci - Centro “Danilo Dolci”, Giuseppe Dambrosio - Circolo delle Formiche, Introduce Claudio Crapis Dirigente Scolastico Liceo “Cagnazzi” – Altamura. Coordina Vincenzo Rinaldi , docente Liceo “Cagnazzi” di Altamura.
In collaborazione con la Libreria dell'Arco di Matera, sempre sabato 8 novembre 2025 alle ore 18.30, presso la libreria dell'”Arco” di Matera, la presentazione del libro Il Professore e l'Architetto , Carteggio tra Tommaso Fiore e Danilo Dolci 1953 -1970, a cura di Giuseppe Dambrosio , edito da Libreria Dante & Descartes, Napoli. Con l'autore dialogheranno Ferdinando Mirizzi, docente presso l'Università della Basilicata; Giuseppe Barone, saggista e vice presidente del Centro “Danilo Dolci”; Amico Dolci , uno dei figli di Danilo, musicista e presidente del Centro intitolato al padre. Coordinerà l'incontro Pasquale Dibenedetto , Circolo delle Formiche.


ll piano segreto di Mussolini per reclutare gli internati militari
- Categoria: Blog
L'obiettivo: riportarli a combattere per i nazifascisti. Domani la prima giornata dedicata agli Imi
di Maurizio Caprara
Agli internati militari italiani deportati in Germania, molti dei quali sfruttati per lavori forzati, c'era nel regime di Benito Mussolini chi si preoccupava di riservare una sorte battaglia diversa, non certo dettata da propositi di filantropia: a una condizione di stenti e di piaghe nei campi di concentrazione, preferire una prospettiva di sangue nei campi di concentrazione. L'offerta di tornare a combattere al fianco della Germania di Adolf Hitler, rinunciando al distacco da questa alleanza compiuta dal Regno d'Italia l'8 settembre 1943.

Imi - foto Rai Cultura
Il reclutamento degli Imi venne perseguito in vari modi. Per indurre soldati e ufficiali a schierarsi di nuovo contro i nemici del nazifascismo fu elaborato anche un progetto particolare. Era conservata in una cartellina nera delle autorità governative fasciste. Intestazione, «Cassaforte Gabinetto. Notizie, Relazioni, rapporti sul trattamento in Germania degli internazionali e dei lavoratori italiani». In cinque cartelle battute a macchina, un manuale dell'inganno di connazionali. L'obiettivo indicato nell'appunto è «riportare alle armi il maggior numero possibile » di uomini. «In gran parte soldati combattenti di una e più guerra proveniente dalla Balcania», si specifica. Il testo spiega che «pertanto si rende necessaria la costituzione di alcune compagnie di propaganda costituite nel modo seguente: un nucleo di agenti segreti «provocatori», uno di agenti segreti «propagandisti», uno di agenti segreti «arruolatori ».
Guerra e pace nella Sicilia del 1943 Quanto poco ricordiamo lo sbarco
- Categoria: I Meridionali e Lotta di Liberazione
Dall'arrivo delle truppe alleate fino all'8 settembre
di Mirko Carattieri

Lo sbarco alleato in Sicilia FOTO ANSA
A oltre 80 anni di distanza, lo sbarco alleato in Sicilia non ha ancora nella memoria pubblica italiana lo spazio che merita. Troppo spesso relegato al localismo, o deformato come episodio di storia della criminalità, esso rappresenta invece un momento chiave della guerra in Europa, una svolta decisiva per la storia d'Italia e un punto di osservazione privilegiato per capire il rifiuto del conflitto.
Ci aiuta a cogliere queste chiavi di lettura il nuovo libro di Rosario Mangiameli, Guerra e desiderio di pace. La Sicilia nella crisi del 1943, edito da Viella. Mangiameli, già docente all'università di Catania, si occupa da quarant'anni di questi temi.
Ma chi aiuta gli insegnanti a stare al passo coi tempi?
- Categoria: Blog
DIBATTITO SULLE (SOLITE) LETTURE ESTIVE
di MARCO BALZANO
insegnante e scrittore
Io non lo so se la maggior parte degli insegnanti è legga o non legga. Il campione relativo alla mia esperienza personale è insufficiente e non ci sono dati statistici ufficiali per un'affermazione di carattere generale. Nonostante questo, Gaja Cenciarelli probabilmente ha ragione quando scrive (Domani, 17 agosto)che in un paese in cui si perdono continuamente lettori non si capisce perché gli insegnanti dovrebbero fare eccezione. Ma al di là dei numeri il discorso è troppo importante, per limitarci a separare chi legge e chi no. Mi sembra più utile, partendo dall'articolo della scrittrice, cogliere alcuni spunti per ulteriori considerazioni.
Il primo è questo: agli insegnanti viene garantito un tempo per leggere e per studiare? È prevista una formazione obbligatoria, ad esempio sulla lettura e sulla scrittura, in modo che possano fare propri nuovi stimoli da condividere poi coi loro alunni? La risposta è no. No con Valditara e, ahimè, ancora no con tutti i ministri che lo hanno preceduto. Senza una seria volontà e un serio investimento, le lezioni assegnate ai ragazzi per l'estate resteranno i classici del Novecento, ossia quelli che verosimilmente gli insegnanti, anche i più giovani, hanno frequentato ai tempi dell'università.
