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Ha avuto successo di pubblico l'incontro NUOVI STILI DI VITA, organizzato dal Circolo delle Formiche e Tutto Sfuso in collaborazione con Il Grillaio di Altamura con il sostegno della Società COBAR, Banca Credito Cooperativo, ICOBE (Impresa costruzioni Berloco) nell’ambito del Progetto Comunicazione, informazione ed educazione allo sviluppo sostenibile selezionati dalla Regione Puglia (attraverso il CREA Centro Regionale di Educazione Ambientale) per l'anno 2011 - 2012.

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Da sinistra: Giuseppe Dambrosio, padre Adriano Sella, don Mimmo Natale

Spegnete SMS e Tablet. I ragazzi non sanno leggere

di Cristina Taglietti

Che cosa succede nella scuola 2.0? Mentre comincia il nuovo anno e tutti discutono della rivoluzione digitale annunciata dal ministro Profumo, la scuola si trova alle prese con i soliti problemi: insegnanti precari, strutture malandate, fondi ridotti. Ma al di là della lista delle mancanze endemiche a cui tutti potrebbero contribuire, insegnanti e studenti si trovano ad affrontare un nuovo modello di apprendimento dove, anche se tablet e Lim, le lavagne multimediali, non sono arrivati in tante classi, molto è cambiato e non sempre in meglio.

La raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti: un affare che riguarda tutti.

di Giuseppe Dambrosio

L’Italia, secondo la normativa nazionale, avrebbe dovuto raggiungere l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata entro il 2006, del 40% entro il 2007, del 45% entro il 2008, del 50% entro il 2009, del 60% entro il 2011 e del 65% entro il 2012. Dalle ultime rilevazioni dell’ISTAT, invece, il “Bel Paese” risulta in ritardo rispetto agli standard stabiliti con una percentuale di raccolta differenziata che si attesta sul 31,7% (dati 2009).

I volontari della conoscenza

di Sergio Bologna

C'è stato un tempo, quello nel quale si è formata e consumata la mia generazione, durante il quale la condizione del lavoro culturale si giocava sul discrimine tra cultura alta e cultura bassa, cultura di classe e cultura proletaria. Questo tempo è passato - per fortuna forse - ma nel mio modo di pensare di esso è rimasto un residuo da cui non intendo - o forse non posso - sbarazzarmi. Di che si tratta?

I tecnici di cui abbiamo bisogno

di Paolo Cacciari

È vero: abbiamo un gran bisogno di tecnici,esperti, sapienti. Non se ne può piùdi politici generici, buoni solo per i talkshow. Basta chiacchiere, al governo servono persone che sappiano il fatto loro. Ma tecnici di che? Innanzitutto tecnici contro il più evidente, tragico e paradossale spreco di risorse: il lavoro.

"Il capitalismo è un'auto vecchia, dobbiamo immaginare un mondo diverso con i giovani"

Intervista a Muhammad Yunus

di Francesco Manacorda

Nobel per la pace Muhammad Yunus è uno studioso di economia sociale e pioniere del microcredito, cioè della concessione di piccolissimi prestiti, che nei Paesi meno sviluppati sono sufficienti ad avviare un business Guida lo Yunus Centre

ASSENZA DI FUTURO «In Spagna metà dei ragazzi è senza impiego. E si tratta di Europa, non di Africa». 

La novità peggiore di quest’anno? La crisi in Europa, che anche qui a Davos si avverte molto».

Un nuovo mondo per tutti.

Perchè il nostro mondo dipende dall'eguaglianza

di STÉPHANE HESSEL

C´è chi prevede una grande «implosione» di tutta la civiltà occidentale, ormai incapace di concedere alla poesia il posto che le spetta. Ho posto la domanda al mio angelo custode: «Mi hai sottratto a tanti pericoli, concesso tante gioie, inebriato così spesso di poesia. Era per impedirmi di vedere la lebbra che consuma i miei simili, il disincanto del mondo e la sua corsa all´incenerimento finale?» Non ha risposto ma ha sorriso, come fa ogni volta che mi rivolgo a lui, fin dalla mia infanzia.

LA PIAZZA E I NEROVESTITI

di Adriano Sofri

La questione vera è nella moltitudine di ragazze e ragazzi giovanissimi, delle scuole più che dell´università, che la sismologia della crisi spinge nelle strade e che sono soli, devono inventarsi o prendere in prestito idee drastiche – che non eccedano la lunghezza di uno striscione – e imparano che almeno un punto fermo c´è: lo scontro con la polizia, ineluttabile e nobile, un´iniziazione. Può servire uno stadio o la piazza, magari passando con la stessa divisa dagli stadi alle piazze. Questo è un punto cruciale.

Cinquant''anni sono passati dalla prima marcia Perugia-Assisi ideata e organizzata da Aldo Capitini nel 1961. 

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Apriamo il cantiere della speranza

di Marco Rossi Doria

Riaprono le scuole. Bisogna raccontare tutto quello che non va. Ma c'è anche da immaginare possibilità, sogni da costruire, speranze. Riaprono le scuole. Bisogna raccontare tutto quello che non va. Ma c'è anche da immaginare possibilità, sogni da costruire, speranze. Parlare di scuola oggi vuol dire immaginare una sua rinascita, un cambiamento. Del resto si apprende solo grazie ai cambiamenti. E se lo fanno i nostri ragazzi lo deve fare il Paese. Bisogna partire da una constatazione: non si può guardare alle generazioni future senza permetterne i sogni. Ed è la scuola ben fatta la prima sorgente di quei sogni.

Ovunque nel mondo.

Digiunare per le carceri

di Adriano Sofri

Oggi migliaia di persone, migliaia forse, non mangiano e non bevono perché si vergognano delle nostre carceri; per essere vicine a chi ci vive e ci muore; per ridurre il debito pubblico della giustizia, più schiacciante di quello del Tesoro. Lo so, i paragoni sono insidiosi. Eppure bisogna leggerli affiancati, il famoso menù del Parlamentoe l'ignorato menù delle galere, l'unico che lo batte per la convenienza: 3,8 euro per detenuto, colazione, pranzo e cena.

PERCHÉ BOLOGNA NON VA DIMENTICATA

di Miguel Gotor

Sono trascorsi trentuno anni dalla strage di Bologna. Per ricordare le vittime è stato inaugurato ieri, nel parco di Villa Toschi, un monumento dedicato ai sette bambini morti nell´attentato, il più grave della storia repubblicana: Angela Fresu (3 anni), Luca Mauri (6), Sonia Burri (7), Manuela Gallon (11), Kai Mader (8), Eckhardt Mader (14) e Cesare Francesco Diomede Fresa (14). Tante storie piccole e anonime polverizzate da una mano assassina; un insieme di traiettorie possibili divenute all´improvviso un futuro negato. Non per una tragica fatalità, come sarebbe più comodo pensare, ma perché in Italia nel 1980 c´era chi faceva politica mettendo le bombe allo scopo di uccidere dei cittadini inermi. La stazione di Bologna è uno snodo ferroviario tra i più importanti in Italia e tanti viaggiatori in questi anni hanno sostato, almeno una volta, davanti a uno squarcio nel muro, una ferita di marmo, che ricorda il luogo in cui fu lasciata la bomba. Una lapide riporta l´elenco degli 85 morti e il nome di Angela Fresu, la più piccola delle vittime, con accanto gli anni scolpiti a una sola cifra, si distingue dagli altri, obbligando inevitabilmente il passeggero frettoloso a interrogarsi sul senso del nostro viaggio, come un´ombra che passa improvvisa tra un treno e l´altro.

Il sogno infranto del paese disarmato

di Adriano Sofri

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QUANDO arrivò a capo della creazione, Dio si frugò nelle tasche e trovò una manciata di granelli di polvere. Rovesciò le tasche, strofinò i polpastrelli, la polvere cadde e fece la Norvegia, mari e monti, isole e fiordi. Nessun posto del mondo è così bello e così civile.

Ieri il primo ministro Jens Stoltenberg, bersaglio lui stesso della guerra scatenata da qualche miserabile farabutto, ha detto: "Non ci toglieranno il nostro modo di vivere". Era la cosa più importante da dire, e tuttavia la Norvegia dopo ieri non sarà più lo stesso Paese, prima di tutto per i norvegesi. Non è più stata quella di prima la Svezia, dopo la sera del 1986 in cui il primo ministro Olof Palme, che tornava a casa da un cinema, a piedi, con sua moglie, fu assassinato.

Tecnica di un massacro

di Adriano Sofri

Lo  scavo nei genocidi contemporanei è la branca più specializzata dell´archeologia. A Srebrenica, occorre mettere insieme il 75 per cento del corpo identificato per dargli una singola sepoltura. Le parti incompiute finiscono nel cimitero comune.

Lo  scavo nei genocidi contemporanei è la branca più specializzata  dell´archeologia. A Srebrenica, occorre mettere insieme il 75 percento   del corpo identificato per dargli una singola sepoltura. Le parti incompiute finiscono nel cimitero comune. Ho chiesto al sindaco: a Srebrenica le persone di nazionalità musulmana   sono oggi fra iduemila e i duemilacinquecento. Una piccolissima frazione, neanche il 10 per cento, di quantierano prima del 1992. Una   piccola frazione anche di quelli - ottomila, diecimila - che furono  sterminati in quattro giorni nel luglio del 1995. È strana, una   popolazione in cui i vivi sono cosìpochi rispetto ai morti, e i morti   hanno tutti la stessa data.

    Sui sentieri di Ivan Illich

    di Alberto Ghidini

    La critica anticipatrice a una scuola-azienda che dispensa pacchetti di conoscenze finalizzati a congelare e riprodurre le differenze di potere dominanti nella società

    Non è poi trascorso così tanto tempo da quando, nel 1997, il filosofo dell'educazione Riccardo Massa rilevava come la scuola, messa un po' da parte dopo gli anni della contestazione, fosse di colpo tornata al centro della scena politica e sociale. Per Massa la «nuova proliferazione di discorsi» intorno ad essa era la prova della crisi di questa istituzione - del suo senso, della sua forma - nella modernità travolta dalla frantumazione generale di valori e rappresentazioni, idee e linguaggi, innescata dalle logiche culturali del tardo capitalismo.

Il desiderio italiano di essere servi

In nessun paese la piaga del servilismo è prospera come da noi. Grazie anche ai comportamenti di questo governo e alla cultura che passa attraverso dei media sempre più asserviti È il trionfo della sistematica rinuncia alla propria dignità. Ma la voglia di affermarla torna a farsi strada nelle lotte che animano la scena sociale.

Maledetto il Paese che non ha bisogno di giovani

di Miguel Deunamuno

Non ci sono correnti vive interne nella nostra vita intellettuale e morale; questo è un pantano di acqua stagnante, non una corrente sorgiva. Solo una sassata può agitare la superficie e, tutt’al più, smuove il fango sul fondo e intorbidisce l’acqua del pozzo. Sotto un’atmosfera soporifera si estende un deserto spirituale di un’aridità terrificante. Non c’è freschezza né spontaneità, non c’è gioventù.

Ecco qui il punto terribile: non c’è gioventù. Ci saranno i giovani, ma la gioventù manca. E il punto è che l’Inquisizione latente e il formalismo senile la tengono repressa. In altri Paesi europei appaiono nuove stelle, la maggior parte di esse sono erranti e scompaiono subito dopo la loro comparsa; c’è il galletto del giorno, il genio della stagione; qui no, non c’è nemmeno questo: sempre gli stessi cani e con gli stessi guinzagli.

Gli analfabeti ci seppelliranno

di Gian Luigi Beccaria

Il «grido di dolore» dell’Italia unita, da Pasquale Villari al glottologo Ascoli

Era appena stata fatta l'Italia. Vale la pena di risentire un celebre passo di quegli anni, la relazione di Pasquale Villari, Di chi è la colpa? O sia la pace e la guerra, 1866: «V'è nel seno della nazione stessa un nemico più potente dell’Austria, ed è la nostra colossale ignoranza, sono le moltitudini analfabete, i burocrati macchina, i professori ignoranti, i politici bambini, i diplomatici impossibili, i generali incapaci, l'operaio inesperto, l'agricoltore patriarcale, e la rettorica che ci rode le ossa. Non è il quadrilatero di Mantovae Verona che ha potuto arrestare il nostro cammino, ma è il quadrilatero di 17 milioni di analfabetie 5 milioni di arcadi».

Giorno della memoria. Che cosa ricordare e perché farlo.

di Anna Foa

Capita di domandarsi, assistendo al moltiplicarsi delle iniziative in occasione del 27 gennaio, che cosa avrebbe detto Primo Levi di fronte a quest'ipertrofia della memoria, lui che fin dai primi anni tanto ne aveva orientato i percorsi. Perché nel suo ultimo libro, I sommersi e i salvati, egli ci appare consapevole della necessità di un ripensamento, o meglio di un approfondimento, non certo sulla necessità o meno di ricordare, ma sul senso da dare a questa memoria. Un punto su cui sempre più negli ultimi anni ci si interroga, ebrei e non ebrei: cosa ricordare e perché?

A 41 anni da Piazza Fontana: la strage di Stato impunita!

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Niente guerre di religione sulla morte di Monicelli

di Adriano Sofri

Mancava qualcosa, alla riforma della scuola, e ora ci siamo: fuori Lucio Anneo Seneca, dentro Paola Binetti. Ieri ha parlato in Senato di Mario Monicelli come di un uomo disperato. Ha accusato:l’hanno lasciato solo, famiglia e amici. “Il suo è un gesto tremendo di solitudine non di libertà”, ha detto. Esistono persone invasate che credono di sapere di che cosa vivano e muoiano gli altri, e giudicano. Ieri in Italia si è litigato e urlato attorno alla morte diun uomo illustre, di 95 anni, malato e lucido. Io non so quali siano stati i pensieri ultimi di Monicelli.

Beneventano, trent'anni di un martire di camorra 

di ISAIA SALES

Il 7 novembre di 30 anni fa, mentre usciva di casa per recarsi al lavoro, veniva assassinato a Ottaviano Mimmo Beneventano, medico e consigliere comunale del Pci. Aveva 32 anni. Fu il primo delitto di camorra nei confronti di un esponente politico comunista. Due anni prima, sempre ad Ottaviano, era stato ammazzato l’avvocato Pasquale Cappuccio del Psi, che assieme a Mimmo svolgeva una dura opposizione in consiglio comunale contro le malefatte dell’esponente politico più rappresentativo del paese, Salvatore La Marca, e dei suoi amici camorristi. Imprenditore nel settore dei rifiuti, già proprietario di alcune discariche ( compresa - in società con altri - cava Sari di Terzigno), in affari con il fratello di Cutolo,l'esponente del Psdi era stato accusato nel passato di essere un appartenente alla banda La Marca, era finito in carcere per alcuni anni e poi assolto; da sindaco (con i voti della DC) e da assessore alla Provincia si era fatto strenuo sostenitore di un campo da golf, della edificazione di numerose villette e di una "tangenziale" sul Vesuvio. Chiunque si opponeva a quella follia era oggetto di pressioni, avvertimenti e poi di rappresaglie. Il duo Cutolo-La Marca dominava il paese, controllava la vita politica ed eliminava gli oppositori: una dittatura politico-criminale che aveva avuto un precedente a Corleone in Sicilia e avrà un seguito a Casal di Principe. E Mimmo, come Peppino Impastato a Cinisi, non aveva accettato che a Ottaviano fosse negato il diritto elementare alla parola e al dissenso. Era un leader intransigente, faceva sentire alta e forte la sua voce. Insieme a Pasquale Cappuccio rappresentava quella borghesia delle professioni che non poteva sopportare che a comandare in un paese come Ottaviano ci fossero un camorrista e un politico sospettato di essere un ex bandito.

La speranza è finita, è l’ora della volontà

di JOSE' SARAMAGO

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In un clamore di forsennati sbraitanti, ognuna è pronunciata affinché non se ne oda un’altra: l’ultimo scritto del Nobel, poco prima di morire

In Portogallo si è fatto un grande abuso delle maiuscole. Nei discorsi politici, nel giornalismo, nei rituali delle inaugurazioni fervono gli Ideali, l'Umanità, la Patria e la Famiglia, il Dovere, le Scoperte; tutto ciò con frasi forbite e pompose, tanto più risonanti quanto più vacue.

Portano, quelle frasi, tutti gli ingredienti della tiritera dei raduni o dei discorsi parlamentari. E nella bocca dei professionisti della parola si unisce l'ausilio delle vibrazioni convenienti, che vanno dal tremolio pietoso allo stridore della fanfara. È un regalo per l'orecchio tanta maestria di orchestrazione. E uno squallore per l'intelligenza.

Il Potere senza volto

di Pier Paolo Pasolini

A trentacinque anni dalla morte di Pasolini, un articolo del 24 giugno 2010 pubblicato dal Corriere della Sera tratto dagli Scritti corsari. Un Pasolini "profetico", inquietante e più che mai "attuale": se si legge, o si rilegge, questo brano, si può, oggi dare un volto a questo Potere di cui parla Pasolini?

Cercando uno spazio pubblico

di Christian Raimo

Domenica scorsa apro il domenicale e vedo qualcosa di inedito: articoli di Luzzatto, Pedullà, Pacifico, De Majo, Ricuperati, Lagioia. Sono persone con cui ho condiviso dei percorsi, sono intellettuali (storici, critici, scrittori, giornalisti, politici della cultura...) che per anni hanno cercato un terreno di confronto comune che non si è quasi mai dato; trovarli tutti insieme per la prima volta dopo tanto mi ha suscitato una reazione ambivalente. Perché, mi sono chiesto, questa non è la normalità da tempo?

“La mia felicità è una lettera di Epicuro”

L’editore che dorme nel sacco a pelo e sforna bestseller «senza prezzo» festeggia i primi quarant’anni di Stampa Alternativa nel castello di Belgioioso

«Appuntamento al bar del binario 26. Il più economico di tutta la Stazione Termini», aggiunge la calda voce di Marcello Baraghini, editore-gran terrore di librai, edicolanti e punti vendita di tomi e affini. Già, proprio così: il creatore di «Stampa alternativa», che gira con il suo ufficio itinerante tutto contenuto in uno zaino grigioverde e che, quando lascia la casa di Pitigliano, dorme nel sacco a pelo, tra i vagoni in sosta («La stazione di Bologna è la più comoda, anche se i bagni vengono chiusi alle dieci di sera») oppure sui regionali che percorrono quasi a passo d'uomo la dorsale della penisola, con le sue invenzioni e le sue innovazioni ha rivoluzionato il mercato del libro.

La scuola di classe

di Toni Visentini


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Eccola qua una bella ricerca da fare presto, con tanto di dati, tabelle, interviste e magari proiezioni nel lungo periodo. Una ricerca per farci capire come vive, come si muove nel profondo (se si muove) la nostra società. Una ricerca che riguarda i giovani e le famiglie, il passato e il presente, ma soprattutto il futuro.

Lo spunto viene dall’Austria dove è stato il ministero alla pubblica istruzione a muoversi e dove è stato lanciato il primo allarme: nel campo dell’istruzione superiore c’è sempre meno mobilità tra le classi sociali. Insomma: l’istruzione universitaria e specialistica torna a essere una questione di censo. Vanno avanti non i più dotati, bensì i più ricchi o quelli che comunque provengono da famiglie in cui cultura e istruzione sono un dato storico acquisito. In parole semplici, come ha titolato l’austriaca Tt: studiare resta un privilegio.

La nave dei folli ritornerà

di Barbara Spinelli

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 Non è cosa semplice vivere da precari, e non solo per via dei soldi che son pochi e del posto di lavoro permanentemente effimero, inaffidabile. Non è semplice muoversi tra persone che parlano di crisi e non la conoscono, parlano di futuro come se fosse una categoria ancora sicura, difendono appartenenze etniche locali nascondendo che dipendiamo dal mondo - e dall’Europa - assai più che da patrie municipali o nazionali. Neppure è molto facile contemplare l’affaccendarsi sfaccendato dei governi, così simile all’ambulare disordinato descritto da Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi: «Non fanno nulla pur essendo sempre in agitazione» (2 Ts 3,11). Tutti questi agitati ambulanti pensano di poter chiudere la parentesi della scarsa crescita e promettono, senza pudore, che presto la parentesi si chiuderà.

I trentatré lavoratori sanno che per sopravvivere devono «compartir»: condividere. Solo così rivedranno la luce. Gli operai intrappolati in Cile mandano un video in superficie

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di Erri De Luca

SANTIAGO — Hanno cantato l’inno nazionale cileno, hanno assicurato: «Qui ci siamo organizzati bene». E grazie a una piccola telecamera inviata a 700 metri di profondità, i 33 prigionieri della miniera franata a San José ieri hanno inviato all’esterno un vero video di 45 minuti, poi trasmesso in parte dalla tv nazionale. Gli spazi riservati per mangiare, pregare, lavarsi, perfino per giocare a domino. E’ dal 5 agosto che sono intrappolati sottoterra, in un rifugio di sicurezza. Fino a domenica scorsa li si dava per morti. Poi la scoperta che avevano resistito, i soccorsi (cibo, acqua, farmaci) fatti passare da stretti condotti. Le comunicazioni con le famiglie. Per fare uscire loro, i minatori, ci vorrà però molto tempo: forse quattro mesi.

Sottoculturali tanto beati e incoscienti

di Andrea Romano

Quel che invece è notevole di questo suo libro ( L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi, pagine 146, 16,50) è il modo con il quale si traccia un filo di continuità tutto politico tra la «rivoluzione televisiva» degli anni Ottanta e le forme a noi contemporanee di reality, talk show e gossip. Un processo il cui snodo fondamentale è la scomparsa della pedagogia, sostituita da una rappresentazione non più colpevolizzante dei desideri degli italiani così come essi sono realmente. Se pensiamo alla politica, ci viene in mente qualcosa di analogo? Il berlusconismo, naturalmente. Che ha rivoluzionato la nostra politica, tra l’altro, attraverso un unico imperativo rivolto agli italiani: «Guardatevi allo specchio ed esultate. Perché siete finalmente autorizzati a piacervi così come siete»