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Ho conosciuto personalmente Alex Langer nel 1986 a Rovereto, quando insegnavo al Corso Lavoratori della scuola media Negrelli. Lo avevamo invitato per farci spiegare la situazione dell'Alto- Adige e la sua strategia per favorire la convivenza interetnica tra i gruppi tedesco, italiano e ladino. Una lezione indimenticabile che porto in maniera indelebile dentro di me. A trent'anni dalla sua morte volontaria, avvenuta  il 3 luglio 1995 a Pian de' Giullari (Firenze) per ricordare un Testimone e un Profeta che aveva "costruito ponti" ovunque.  Di seguito riporto un brano di Langer del 1991 che ancora oggi, e purtroppo senza passi in avanti rispetto adallora, è di grandissima attualità. Nel maggio 1995 lo ha dedicato il testo alla memoria di mons.Tonino Bello.

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E’ un tempo, questo, in cui non passa giorno senza che si getti qualche pietra sull’impegno pubblico, specie politico. Troppa è la corruzione, la falsità, il trionfo dell’apparenza e della volgarità. Troppo accreditati i finti rinnovamenti, moralismi abusivi, demagogia e semplicismo. Troppo evidente la carica di eversione e deviazione che caratterizza mansioni che dovevano essere di estrema responsabilità. Troppo tracotanti si riaffacciano durezza sociale, logica del più forte, competizione selvaggia.

Davvero non si sa dove trovare le risorse spirituali per cimentarsi su un terreno sempre più impervio. Non sarà magari più saggio abbandonare un campo talmente intossicato da non poter sperare in alcuna bonifica, e coltivare – semmai – altrove nuovi appezzamenti, per modesti che siano?

O dobbiamo forse riandare alla storia di Giona, precettato per recarsi a Ninive, a raccontare agli abitanti di quella città una novella pesante e sgradevole, tanto da indurlo alla diserzione, imbarcandosi sulla prima nave che andava in direzione lontana e contraria, pur di non portare il messaggio?

Sappiamo com’è andata a finire: la tempesta, il rischio di naufragio, Giona scoperto, identificato come causa dell’ira degli elementi e gettato dalla nave, inghiottito dal pesce enorme e riportato esattamente là dove aveva abbandonato e doveva quindi proseguire il suo compito. (I dettagli e la fine della storia conviene leggerli nell’originale.)

1. Giona è un “profeta contro-voglia”, che deve essere assai faticosamente convinto a portare a destinazione il messaggio che gli è stato affidato.

Fatica ad accettare il suo mandato chi ha capito cose importanti e necessarie anche agli altri e sa che sarà assai impopolare diffondere un messaggio che non promette vantaggi e prebende, ma chiede cambiamenti profondi e va contro corrente.

Quanta distanza dai tanti profeti auto-investiti! Si capisce che Giona non corra per alcuna “nomination”, ma anzi cerchi di sottrarsi. Si ha fame di verità, di profeti il cui messaggio sia più importante del latore: la persona del “profeta”, gli interessi del “profeta”, l’acquiescenza a gusti facili ed alla demagogia, rendono spesso difficile percepire i messaggi importanti e veri.

Si ha una acuta sensazione di non-verità di fronte ai messaggi gridati dai mass-media, dalla competizione politica, dalla pubblicità, dalla convegnistica, dallo stesso sdegno di chi proclama ad alta voce la propria opposizione ed alternatività. E non si riesce a dar credito a ricostruzioni, teoremi, ideologie che tutto spiegano, tutto inquadrano, tutto giustificano, in tutto fanno tornare i conti. C’è sete di messaggi semplici e veri: verificati, cioè, dall’esperienza vissuta, non gonfiati o aggiustati per colpire meglio l’attenzione o la curiosità.

2. Quando il profeta finalmente la raggiunge e l’avvisa, la città di Ninive prende le sue misure per obbedire all’avvertimento profetico. Eccelle, tra i provvedimenti adottati per risanare e purificare la città, il digiuno. “Ognuno si converta dalla sua malvagia condotta e dall’iniquità che è nelle sue mani”. Gli animali, fratelli degli uomini, prendono parte al digiuno. Viene emanato il “decreto del re”: mostra che non basta la conversione individuale, occorre anche cambiare qualcosa nelle regole della città, per cambiare strada.

Quante Chernobyl, quanti incendi nel Golfo, quante guerre, quanti attentati, quanta deforestazione, quanti studi e previsioni catastrofiche ci occorreranno per prendere le nostre misure e digiunare?

Nel digiuno si può ottimamente sintetizzare il cuore del messaggio anche della “conversione ecologica”: la corsa sfrenata al profitto, all’espansione, alla crescita economica, alla dissipazione energetica ed alimentare, alla super-motorizzazione, alla montagna ormai ingestibile dei rifiuti… un digiuno, una scelta di autolimitazione, del “vivere meglio con meno”, è oggi necessario ed urgente. Anche a costo di apparire impopolari.

3. Giona, il profeta “catastrofista”, sembra quasi deluso che poi la catastrofe non si avvera, e se la prende con Dio. Quasi sembra dire che “era inutile obbligarmi alla missione profetica, tanto lo sapevo che non sarebbe venuta così grossa…”

Oggi, soprattutto in campo ambientale, è tutta una profezia di sventura (dal “Worldwatch Institute” al WWF..; dall’ozono all’”effetto serra”..); c’è a volte il rischio di essere catastrofisti e di terrorizzare la gente, la qual cosa non sempre aiuta a cambiare strada, ma può indurre a rassegnarcisi. Piuttosto bisogna indicare strade di conversione, se si vogliono evitare ragionamenti come “dopo di noi il diluvio”, “tanto è tutto inutile e la corsa è disperatamente persa..”, “se io non inquino, ce ne sono mille altri che invece lo fanno..”

La “conversione ecologica” è cosa molto concreta . Esempi possibili si trovano in tutti i campi, dall’uso di detersivi meno inquinanti alla rinuncia frequente all’automobile, dalla sistematica separazione dei rifiuti per ricuperarne il massimo e non appesantire la terra con residui “indigesti” alla riduzione dei nostri consumi energetici. Occorrono comportamenti personali, ma anche “decreti del re”.

Nelle nostre città anche un’altra conversione sembrerebbe importante: la “conversione alla convivenza”. Ai vecchi abitanti di Ninive se ne sono aggiunti tanti nuovi, la città è ancora troppo divisa e contrapposta, mancano spazi comuni, occasioni comuni di incontro e di azione tra persone di diversa provenienza.

4. Il profeta finalmente si ritira nei pressi della città per contemplare gli effetti della sua missione. Una pianta di ricino gli spunta sopra la testa per dargli ombra – e così com’è spuntata, si secca e scompare. Qualcosa di completamente gratuito ed immeritato, come al profeta (che se ne lamenta) sembra immeritata la sua scomparsa.

Abbiamo bisogno di occasioni ed opportunità gratuite nella nostra vita, nella vita delle città e delle campagne. Può bastare anche poco: spazi per sedersi senza dover consumare, accesso alla natura, al mare, al verde, senza dover pagare un biglietto, una fontana pubblica con l’acqua buona alla portata di tutti, biciclette del Comune che si possono prendere in prestito e restituire, un mercatino di scambio dell’usato…. In una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi puo comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del “gratuito”, di ciò che si puó usare ma non comperare: perché non mettere a disposizione occasioni gratuite – modeste, magari – per dormire, mangiare, rifornirsi di vestiti usati…?

Non so come don Tonino abbia deciso di fare il prete e il vescovo. Non so se abbia mai sentito forti esitazioni, l’impulso di dimettersi, una sensazione di inutilità del suo mandato. Probabilmente non aveva mai bisogno della tempesta e della balena per essere richiamato alla sua missione. Forse sentiva intorno a sè una verità e una semplicità con radici profonde, antiche e popolari. Beati i profeti che non devono passare per la pancia della balena.

Traduzione di appunti per una relazione tenuta, su invito del vescovo di Bolzano Wilhelm Egger il 5.4.91. Nel maggio 95 ha dedicato il testo alla memoria di mons. Tonino Bello, da poco deceduto, aggiungendovi le parti introduttive e conclusive, riportate in corsivo