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Nel nome di Giordano Bruno: costituzionalmente laici

di Maria Mantello

Giordano-Brun

Sono trascorsi 418 anni da quel 17 febbraio del 1600 quando il filosofo Giordano Bruno fu arso vivo in Campo de’ Fiori a Roma, per ordine del tribunale della Santa Inquisizione presieduto dal pontefice romano. 
«Eretico, pertinace, impenitente ...» recitava la sentenza nella sua tracotanza di potere. E voleva essere espressione di massimo spregio, per chi come Bruno rivendicava il diritto umano di pensare e scegliere autonomamente.

[...]In un contesto storico come quello attuale, dove il senso della ragionevolezza sembrerebbe smarrito nella ripresa del fideismo religioso che si fa anche terrorismo, nel mentre spettri nazifascisti avanzano, noi bruniani, nell’anniversario del martirio di Giordano Bruno vogliamo rimettere al centro più che mai il valore della Laicità, supremo principio della nostra Carta costituzionale repubblicana, che quest’anno compie 70 anni. 

Niente è più prezioso della Laicità, perché le garanzie di convivenza civile non possono venire da supposte rivelazioni, ma dal patto laico di cittadinanza, a tutela della dignità di ciascuno e nel diritto di ciascuno a essere l’esclusivo proprietario della sua vita. Sempre e ovunque, come sancisce la nostra Costituzione che vincola lo Stato repubblicano a rimuovere gli ostacoli che autonomia e autodeterminazione individuali impediscono. 

Senza laicità non c’è democrazia. Non c’è libertà, né giustizia, né uguaglianza nelle pari opportunità, ma solo sopruso. Ben lo sapeva Giordano Bruno, che ha avuto il coraggio di alzare la testa per proclamare il diritto-dovere a liberarsi da dogmi e padroni, ovvero da ogni forma di servaggio mentale ed economico. 

La laicità è allora essenza e motore della democrazia per concretizzare l’uguaglianza nei diritti umani, nell'impegno politico a produrre benessere sociale, rispetto reciproco, per uscire dalla caverna della sottomissione individuale e sociale sperimentando il coraggio della libertà. Su queste basi dell’etica laica si costruisce e si compone la consapevolezza dell’appartenenza democratica, dove ogni esistenza è libera nella reciprocità delle libertà.

In tutto questo la filosofia di Giordano Bruno continua a essere un inno all’emancipazione contro chi vorrebbe un mondo già tutto descritto e prescritto per un’umanità che docilmente «si fa guidare con la lanterna della fede, cattivando [imprigionando] l’intelletto a colui che gli monta sopra et, a sua bella posta, l’addrizza e guida » (Cabala del Cavallo Pegaseo).

«È stoltissimo credere per abitudine, è assurdo prendere per buona una tesi perché un gran numero di persone la giudica vera» – ripeteva sempre Giordano Bruno – denunciando conformismo, omologazione, servilismo. E lo faceva nella sua straordinaria coerenza tra filosofia e vita. 

Giordano Bruno ci insegna a guardare a un mondo, dove ognuno crea la sua vita, aperto alle infinite possibilità di pensare, conoscere, agire… esistere, scoprendo la forza e la gioia della sperimentazione conoscitiva ed etica: fuori dalla prigione del dogmatismo. 

Bruno, come mai nessuno prima, svela l’inganno dei cantori del fideismo, che «guidano all’al di là e sanciscono il mio e il tuo nell’al di qua». Bruno spezza le cappe confessionaliste per rimettere al centro la materia – vita – corpo che è essenza e dignità di ogni più piccola parte dell’universo. 

Al principio del creazionismo sostituisce la natura: materia madre autosufficiente. Al finalismo della supposta “anima”, sostituisce la fisicità della mente - corpo - funzione biologica. Contro le morali di supposti libri sacri rivendica leggi umane giuste e progressiste. Alla politica del potere di alcuni contrappone una società di liberi ed eguali per vivere in pace e serenità, in civile pacifica convivenza: «dove la quiete de la vita sia fortificata e posta in alto […] dove non si dee temer d’altro che d’essere spogliato dall’umana perfezione e giustizia». Ovvero spogliato della dignità. Dei diritti umani, che garantiscono l’emancipazione individuale e sociale, che, come aveva ben capito il Nolano, esiste soltanto se è tutelata nel patto sociale. 
Patto Costituzionale lo chiamiamo oggi. Quello che sta sopra la testa di tutti, e vincola ciascuno a rispettarlo, perché è la garanzia che la mia libertà inizia contemporaneamente a quella di ciascun altro. Nei diritti e nei doveri. 

Bruno pone le basi della laicità, nella cultura dell’emancipazione e dell’uguaglianza contro il sopruso, il familismo, la prepotenza, il collaborazionismo dei servi del potere (i pedanti, come il nostro filosofo li chiama), che al mercato del potere fanno a gara per inserirsi nelle reti di corruttela e corruzione: cause prime della disgregazione sociale; quella che di contro Bruno cerca, e impegna eticamente a ricomporre. 

Bruno precorre tematiche divenute centrali nell’etica laica, per costruire l’appartenenza nella cittadinanza democratica, dove l’individualità di ciascuno è salvata dall’ingerenza dell’altro. 

Insomma bisogna avere la certezza del diritto e costruire le condizioni del diritto al fine di ricomporre quell’unitarietà umana civile e sociale, da realizzarsi nella costruzione delle repubbliche – scrive Bruno – fondate sulla partecipazione e il lavoro di tutti contro le rendite parassitarie e lo sfruttamento, liberandosi da quanti «dissipano, squartano e divorano». Sono i passi attualissimi dello Spaccio della bestia trionfante, dove Bruno chiama alla passione politica per far sì che ai governati «non gli sia oltre lecito d’occupare con rapina e violenta usurpazione quello che ha commune utilitate». 

Bruno chiama a liberarci dalle lobby di potere, dove l’orgia del potere porta a far sì che «quel che era già liberale, doviene avar, da quel c’era mite, è fatto insolente, da umile lo vedi superbo, da donator del suo è rubator ed usurpator de l’altrui, da buono è ipocrita, da sincero maligno [...]. Pronto ad ogni sorta d’ignoranza e ribalderia […] che no può essere peggiore». Il tessuto dell’appartenenza nella cittadinanza è bene comune – come aveva scritto anche nella Lampas triginta statuarum – chiamando alla responsabilità di «investire tutte le facoltà e tutte le forze che abbiamo ottenuto dalla natura per operare bene e mettere a frutto il numero dei talenti di ciascuno».

E proprio sulla questione dei diritti sociali e dei beni comuni, passa ancora oggi la riaffermazione della dignità di ciascuno, anche contro l’arroganza di un liberismo selvaggio che assicura la ricchezza a pochi, e a tutti gli altri la certezza di una vita sempre più precaria. 

Ecco allora la necessità di affermare con forza il principio dell’uguaglianza delle opportunità: «non è possibile – afferma il nostro filosofo – che tutti abbiano una sorte; ma è possibile ch’a tutti sia ugualmente offerta». E se questo non avviene, – continua Bruno nello Spaccio della bestia trionfante – dipende «dalla inegualità, iniquità ed ingiustizia di voi altri, che non fate tutti equali e che avete gli occhi delle comparazioni, distinzioni, imparitadi ed ordini, con gli quali apprendete e fate differenze. Da voi, da voi, dico, proviene ogni inegualità, ogni iniquitade». 

Insomma, gli uomini possono produrre le ingiustizie. Gli uomini possono, quindi devono rimuoverle. 
Dobbiamo sentire allora il peso della responsabilità per quello che possiamo fare, e dobbiamo fare, pretendendo leggi non discriminatorie e contrastando la discriminazione nei luoghi della nostra quotidianità. 

E poiché quest’anno, oltre che il 70° compleanno della nostra Costituzione, è anche quello della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di cui la forza motrice fu Eleanor Roosevelt, ci siano di monito le sue parole: «I diritti umani universali nascono in posti piccoli, vicino casa [...]. Sono questi i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca la parità senza discriminazioni nella giustizia, nelle opportunità e nella dignità. Se questi diritti non hanno significato là, significano poco ovunque e se non sono applicati vicino casa non lo saranno nemmeno nel resto del mondo». 

Ed è quello che ci ricordava Giordano Bruno quando scriveva ad esempio negli Eroici furori: «niente è giusto che non sia possibile [...] la vita vera sta nelle nostre mani». 

MIcromega 16 febbraio 2018)