La barricadera che difendeva la libertà di tutti

di Alessandra Necci

luxlieb

Tutte le mattine ispeziono le gemme del mio arbusto e verifico dove ce ne sono; ogni giorno faccio visita a una coccinella con due puntini neri sul dorso … in fondo non mi considero più importante di quella piccola coccinella e,piena del senso della mia infima piccolezza, io mi sento ineffabilmente felice». Cosìparlava la grande rivoluzionaria del Novecento Rosa Luxemburg. Amava la natura e traeva conforto dalla bellezza del mondo e dalle piccole cose. In carcere guardava dalle inferriate della cella una cinci allegra sull’albero di fronte e questo le procurava una
profonda gioia.

TOTALITARISMO

Bruciò la sua vita per difendere la causa in cui credeva, animata sì dal pensiero di Karl Marx, ma profondamente contraria alla dittatura che si profilava in Russia. A Mosca i bolscevichi avevano trionfato nel 1917, tuttavia lei guardava con sospetto all’intolleranza con cui Lenin e i suoi collaboratori soffocavano ogni voce dissidente in nome della purezza della rivoluzione. È la linea intollerante che sarebbe stata seguita di lì a pochi anni da Stalin e che avrebbe fatto dell’Urss uno Stato totalitario. L’idea - forse l’utopia - di Rosa è ben diversa: il rovesciamento dei vecchi equilibri e la lotta di classe doveva servire ad affermare una democrazia più compiuta, ad allargare quindi gli spazi di libertà, non a comprimerli fino a spegnerli. La storia dell’Europa tra gli anni Venti e Trenta dimostrerà che si tratta di un’illusione, però in quel frangente, nella Germania che la sconfitta bellica aveva scosso dalle fondamenta, tutte le speranze sembrano realizzabili. Anche quelle che il vicino sovietico non permetterà mai, perché in quel momento badava solo a indebolire il rivale germanico.
Rosa era nata il 5 marzo 1871 vicino a Lublino, in Polonia; nel 1873 la sua famiglia si spostò a Varsavia. Era l’ultimogenita di cinque figli, veniva da una famiglia di commercianti ebreibenestanti. Da subito dimostrò un temperamento ribelle e una sensibilità fuori del comune verso le classi povere. A cinque anni contrasse una malattia all’anca che l’avrebbe fatta zoppicare tutta la vita. Giovanissima, si iscrisse al gruppo rivoluzionario clandestino Proletariat e studiò Marx ed Engels.Poi dovette emigrare a Zurigo, dove studiò filosofia, ma anche matematica e scienze naturali, e quindi giurisprudenza. Amava la botanica, perché nella natura vedeva realizzarsi un ordine naturale privo delle ingiustizie provocate dagli uomini. Poliedrica, versatilee intelligente, approfondì molte materie in contemporanea. Aveva un grande interesse per il Medioevo e al tempo stesso per lo studio dei diversi tipi di Stato.


IL PARTITO

Nel 1890 conobbe Leo Jogiches, capo del partito rivoluzionario polacco: se ne innamorò e ebbe con lui una relazione. Insieme fondarono il partito socialdemocratico polacco nel 1893. Quindi Rosa si trasferì a Berlino, sposò un anarchico tedesco, ottenne la cittadinanza. Si lanciò in una tumultuosa attività politica e cominciò a lavorare per un giornale. Scriverà un’infinità di libri, discorsi e articoli, fra cui nel 1900 Riforma sociale e rivoluzione. Nel 1913 pubblicherà L’accumulazione del capitale; in carcere redigerà La rivoluzione russa. Un'esame critico.
Pur considerando determinante il socialismo internazionale e avversando i nazionalismi, uscirà delusa dal partito socialdemocratico,
a causa di quella che le sembrò un’eccessiva tendenza al compromesso e al rinvio. Si collegò idealmente al movimento dei rivoluzionari russi, anche se i bolscevichi diffideranno sempre di questa donna minuta che non riescono a tenere a bada e che li contesta. Forti sarebbero state le sue polemiche con Lenin e Stalin, perché lei non voleva unpartito formato solo da un’élite proletaria, né la restrizione o l’abolizione delle libertà, compresa quella di stampa.
Con Karl Liebknecht, Rosa fondò il partito “spartachista” (dal nome dello schiavo ribelle dell’antica Roma) e quello comunista tedesco. Fortemente pacifista, sarebbe stata arrestata varie volte, ma avrebbe continuato a condannare il militarismo e l’imperialismo tedesco. Nel 1917 i bolscevichi vinsero in Russia; all’inizio del 1919, all’indomani della guerra persa dal Kaiser Guglielmo II, la Luxemburg tentò di fare lo stesso in Germania. Si mise a capo della “Rivolta di gennaio”, tuttavia l’insurrezione venne soffocata nel sangue. Lei e Karl Liebknecht furono catturati
e fucilati senza processo da gruppi militari inquadrati dai socialdemocratici, i vecchi compagni di partito di Rosa.Il suo corpo fu buttato in un canale, i responsabili furono poi assolti.La Germaniasi avviava alla Repubblica di Weimar e poi al nazismo.

L’ATTUALITÀ

«La libertà solo per i partigiani del governo, solo per i membri di un partito - per quanto numerosi possano essere - non è libertà: la libertà è sempre e soltanto quella di chi la pensa diversamente», aveva detto una volta Rosa Luxemburg. Un’affermazione molto attuale e condivisibile sia da persone che non la pensano come lei, che non hanno condiviso i suoi ideali, sia - soprattutto - da coloro che hanno combattuto le medesime battaglie. O hanno creduto di farlo.

Il Messaggero 1 giugno 2022