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La prima guerra mondiale è stata e rimane uno dei miti fondativi dello stato-nazione, soprattutto nei paesi vincitori. Gli anni tra il 1914 e il 1918 sono stati avvolti da un’aura di sacralità che ancora oggi si può cogliere nei monumenti, nei cimiteri e nelle cerimonie che ricordano la grande guerra.

Esame di coscienza dell’Italia

A 100 anni da Caporetto

di Emilio Gentile

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Dopo la disfatta, studiosi 
e combattenti costituirono 
un Comitato per un’analisi 
scientifica e politica dei fatti
Una riflessione forse da ripetere
per la storia recente italiana

Si suicidò il 4 novembre 1917 il senatore Leopoldo Franchetti. Aveva settanta anni, e ne aveva dedicati oltre quaranta, come studioso e come politico, all’emancipazione dei contadini e del Mezzogiorno, che da giovane aveva percorso a cavallo per conoscere personalmentele condizioni economiche e amministrative delle province meridionali. Di famiglia ebraica livornese, ricco proprietario terriero, conservatore liberale, lasciò le sue terre ai contadini, che le lavoravano, e il suo patrimonio a un istituto di beneficenza.Fautore dell’intervento italiano nella Grande Guerra, si uccise perché affranto dalla catastrofe di Caporetto.

Vittorio Veneto: la propaganda vestita da battaglia

di Nicola Ferri*

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L'epica battaglia di Vittorio Veneto non c’è mai stata poiché si trattò di un’invenzione propagandistica dello Stato Maggiore per far credere, soprattutto agli Alleati, che le nostre truppe, nell’avanzata travolgente verso il Nord dopo l’attraversamento del Piave, avevano sbaragliato l’esercito austro-ungarico conquistando dopo una durissima lotta un fondamentale obbiettivo strategico.

Cesare Battisti
L'EROE. L’Italia lo ha esaltato ma resta incompreso. 

di Stefano Biguzzi

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Grande guerra Cento anni dopo l’impiccagione, l’irredentista trentino rimane controverso.
Pesa il modo in cui se n'appropiò il fascismo, ma anche la complessità di una figura
che seppe coniugare al meglio gli ideali socialisti e patriottici

Cent'anni di tragedie ma la lezione non ci è servita

di Bruno Forte

L'inizio del 2015 evoca quello, anteriore esattamente di un secolo, dell'“annus horribilis” che fu il 1915, anno dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, del genocidio armeno, strumentalmente connesso dall'Impero ottomano agli eventi bellici allora in corso, e dell'immane tragedia del terremoto che sconvolse la Marsica e distrusse Avezzano, provocando oltre 30mila vittime.

Le lacrime tardive del sovrano che rifiutava di cedere Trento

di OSWALD ÜBEREGGER

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Visto da Vienna L’imperatore Francesco Giuseppe pianse, a quel che si dice, quando il 3 maggio 1915 fu informato della rescissione italiana dalla Triplice Alleanza. «Ebbene, così ora andremo a fondo», pare abbia confidato al capo della sua cancelleria militare. Malgrado fin dai primi di maggio i segni di un conflitto con l’Italia ci fossero già tutti, il 23, quando giunse la dichiarazione di guerra, lo shock fu comunque
forte. Per il capo di stato maggiore Conrad von Hötzendorf, che già prima del 1914 aveva invocato più volte, e con forza, una guerra preventiva contro l’Italia, si trattò di una catastrofe annunciata. Alla domanda del suo omologo tedesco Erich von Falkenhayn su
quando gli italiani sarebbero entrati a Vienna, rispose: «Fra cinque settimane».

Interventismo, la vittoria di Pirro

di Simona Colarizi

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I fautori liberali della guerra volevano «fare gli italiani» Ma pur di battere Giolitti delegittimarono il Parlamento

Le ombre in trincea dei traditi della Storia

di Cristina Piccino

 

Stride con le celebrazioni del centenario questa intensa opera del regista bergamasco, che guarda invece nella vita e nella morte delle persone.
Il_Manifesto_-_04.11.2014__1.jpgrecensione_film_Olmi-001