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Quella scissione «alla livornese»

PCI. Bordiga più di altri sottovalutò il fascismo, respinse l’invito dell’Internazionale a cercare l’unità con i socialisti, impedì ai militanti comunisti di unirsi agli Arditi del Popolo, che intendevano combattere gli squadristi con le armi

di Guido Liguori

Napoli. 

Napoli.© Archivio

Il Partito comunista d’Italia – come inizialmente si chiamò il Pci, a significare che voleva essere una sezione dell’Internazionale comunista sorta a Mosca nel 1919 – ha la sua genesi nella Rivoluzione d’Ottobre e dunque nella Prima guerra mondiale, senza la quale la Rivoluzione russa non ci sarebbe stata, né si sarebbe determinata in Italia una situazione per molti versi esplosiva. Dopo la Grande guerra, infatti, gli equilibri sociali e politici erano cambiati.

La Comune di Parigi, una liberazione di spazio e tempo

di  Roberto Finelli

Edito da Treccani, un saggio di Kristin Ross, docente di letterature comparate alla New York University. L'autrice indaga l'immaginario politico dell'esperienza cominciata nel marzo 1871. Alcune indicazioni, scrive, sono valide ancora oggi come presagio dell'avvenire.

comune

L’evento della Comune di Parigi, che autogestì la capitale francese per 72 giorni dal 18 marzo al 28 maggio e che fu conclusa con circa 20.000/30.000 fucilazioni, perpetrate dall’esercito francese di Thiers, rimane un simbolo capitale della storia moderna, quale primo esempio di una società organizzata da un potere proletario e ispirata all’immaginario di una vita senza oppressione.
Al di là dei tanti libri che sono stati scritti su quella densissima esperienza sociale, politica ed esistenziale a cominciare dal testo famoso di Marx su La guerra civile in Francia del 1871, ritorna a parlarne e a discuterne oggi Kristin Ross con il volume, uscito in edizione italiana, Lusso Comune. L’immaginario politico della Comune di Parigi (a cura di Mario Pezzella e Sebastiano Taccola, Rosenberg & Sellier, pp. 192, euro 16).

Giuseppe Di Vagno, il Matteotti del Sud

di Gaetano Arfè

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Per i fascisti egli non è un avversario politico, è un nemico da stroncare, il sentimento che diffondono contro di lui è quello dell'odio. Nella sua Conversano gli fanno il vuoto intorno alla minaccia, col ricatto, con la violenza, creano un clima di terrore. I giovani fascisti di buona famiglia non perdonano il transfuga di classe, il "borghese" che ha fatto propria la causa dei contadini, degli "umiliati e offesi"

L'assalto all'umano sapere

di Jean-Paul Sartre

Jean Paul Sartre nel suo studio a Parigi anni Cinquanta

Nei libri ho incontrato l’universo: assimilato, classificato, etichettato, pensato, temibile anche; e ho confuso il disordine delle mie esperienze libresche con il corso casuale degli avvenimenti reali. Da ciò venne quell’idealismo per disfarmi del quale ho impiegato trent’anni.

Rocco Scotellaro, una vita in bilico tra radici contadine, versi e politica

Per Claudio Grenzi editore la pubblicazione di «Album di famiglia»

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C’è tutto il mondo di Rocco Scotellaro, e l’intera sua breve esistenza, nell’Album di famiglia pubblicato, per il sessantaseiesimo anniversario della sua morte, dal Centro di documentazione intitolato al poeta-sindaco-scrittore lucano nel suo paese, Tricarico. Si parte dalla prima giovinezza da studente al convitto di Sicignano degli Alburni per arrivare ai comizi elettorali nel suo paese e ai congressi del Partito socialista, e si finisce sul letto di morte e anche oltre, ai funerali e alle commemorazioni postume.

Altamura, la citta Repubblicana che osò sfidare la Monarchia Borbonica

di Giuseppe Dambrosio

221 anni fa si concludeva tragicamente nella nostra città, tra il 9 e il 10 maggio del 1799, l’esaltante esperienza rivoluzionaria di segno repubblicano che interessò, con la stessa intensità, pochi altri centri del Regno di Napoli. Altamura, nei 100 giorni di autogoverno, non ebbe esitazione a far propri gli ideali della Rivoluzione Francese (libertà, fraternità ed uguaglianza) e a sperimentare nuove forme di partecipazione e organizzazione politica.

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L'eredità del 1799 ad Altamura

di Giuseppe Dambrosio

 

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Michele Cammarano, Le Stragi di Altamura

 

Esattamente 220 anni fa si concludeva tragicamente nella nostra città, tra il 9 e il 10 maggio del 1799, l’esaltante esperienza rivoluzionaria di segno repubblicano che interessò, con la stessa intensità, pochi altri centri del Regno di Napoli. Altamura, nei 100 giorni di autogoverno, non ebbe esitazione a far propri gli ideali della Rivoluzione Francese (libertà, fraternità ed uguaglianza) e a sperimentare nuove forme di partecipazione e organizzazione politica.

21-25 gennaio 1799. “Nasce la Repubblica democratica napoletana, una e indivisibile. Il re Borbone da Palermo invia il cardinale Ruffo in Calabria”

21 gennaio. Lunedì. Napoli. Nasce la Repubblica Napoletana, una e indivisibile.

Nella mattinata una trentina di patrioti giacobini, asserragliati nella fortezza di Castel Sant’Elmo e stretti attorno all’albero della libertà piantato nel cortile, proclama la nascita della Repubblica Napoletana una e indivisibile. “Tra l’esultanza generale Eleonora De Fonseca Pimentel legge le parole dell’Inno alla Libertà, composto per l’occasione. Sotto, in città, infuriano gli scontri tra i francesi e i lazzari” (Sani, p. 16). “Il primo atto della Repubblica Napoletana è un Progetto di Decretazione, scritto a Sant’Elmo da Giuseppe Logoteta, uno dei capi dell’organizzazione giacobina clandestina, e che porta anche la firma dei generali Moliterno e Roccaromana. In esso si pongono alcuni princìpi: necessità di rafforzare la difesa del Golfo; assunzione, come debito nazionale, del debito lasciato dal re, riflettendo al pericolo che corrono tante famiglie di rimanere depauperate, perciò viene riguardato come infame chiunque parlasse di bancarotta; formazione de’ trattati di alleanza e di commercio colle Repubbliche italiche, facendo assieme de’ voti per la libertà italiana; richiesta alla Francia di una Costituzione,volendo ovviare alle dispute inutili” (Battaglini, 31).

Veduta di Santa Lucia Largo di Palazzo e San Martino Napoli1799

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