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Sfregiate le statue di Falcone e Borsellino

di Romina Marceca

Palermo, domani i 18 anni dalla strage di via D´Amelio.Napolitano: profondamente indignato

Doveva essere il giorno in cui il popolo dell´antimafia dava inizio alle manifestazioni per ricordare la strage di via D´Amelio. E invece è stato un altro giorno buio in cui Palermo è tornata a fare i conti con la rimozione dei suoi simboli.

Lo sconcerto è piombato in strada con la profanazione delle statue in gesso di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Due creazioni esposte da meno di 24 ore in viale della Libertà e distrutte da chi ha agito in pieno giorno e nel centro città noncurante dei numerosi passanti. Lo sdegno è stato ancora più grande quando si è appreso che nessuno si è presentato ai carabinieri per contribuire alle indagini. 
«Profonda indignazione» è stata espressa dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. 
«C´è a Palermo chi ha paura perfino di due statue - tuona Rita Borsellino, l´eurodeputata sorella del giudice ucciso - e ci sono palermitani che ancora non hanno il dono della parola».
La profanazione delle due statue è stata condannata come «atto vile, stupido, volgare e violento» dal mondo politico, da quello dell´associazionismo e dai cittadini. Era già successo per l´albero Falcone, saccheggiato ad aprile da una barbona. 
Ad entrare in azione, stavolta, è stata senza dubbio una gang. Le due statue pesano oltre cento chili l´una ed erano incardinate su alcuni supporti in ferro. Anche la targa che riportava una frase e la firma dello scultore che ha ideato l´installazione, Tommaso Domina, è stata danneggiata e divelta. I carabinieri del reparto scientifico hanno rilevato diverse impronte e hanno sequestrato le immagini dei sistemi di videosorveglianza dei negozi della zona.
Nel pomeriggio la reazione all´atto vandalico. Tommaso Domina è sceso in strada, tra le ali di turisti, cittadini e il popolo delle agende rosse, e ha iniziato a lavorare alla ricostruzione delle sculture. «Le riporterò come nuove, non mi arrendo», ha detto lo scultore. Accanto a lui Rita Borsellino: «Faremo una colletta per fonderle in bronzo. Così nessuno potrà più distruggerle». Un impegno sottoscritto da Martin Schulz, presidente dell´Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici al Parlamento europeo, anche lui ieri in viale della Libertà.
La prima delle tre giornate dedicate al ricordo della strage del 1992 si era aperta con un presidio del "popolo delle agende rosse" davanti al palazzo di giustizia dove era in corso l´assemblea promossa dall´Associazione nazionale magistrati. Una celebrazione all´insegna degli interrogativi aperti sui mandanti dell´eccidio e sul depistaggio che emerge dagli ultimi atti dell´inchiesta di Caltanissetta. «Via D´Amelio è un luogo sacro e impediremo a chi è indegno di essere lì», ha detto Salvatore Borsellino intervenendo nell´aula magna. Un chiaro riferimento alle responsabilità istituzionali nella strage. «Ci si sta avvicinando alla verità. E i magistrati che lavorano, più si avvicinano e più rischiano - ha concluso Borsellino - Via D´Amelio non è stata una strage di mafia ma una strage di Stato».
Tra gli applausi, ieri al palazzo di giustizia, affollato da molti cittadini ma da pochi magistrati, ha preso la parola anche il sostituto procuratore della Dda Nino Di Matteo, presidente distrettuale dell´Anm: «Abbiamo bisogno del coraggio di Paolo Borsellino, del suo rifuggire da comportamenti diplomatici. Dobbiamo trovare la forza di resistere all´evidente tentativo di ridimensionamento della nostra categoria che proviene da una parte preponderante della classe politica del nostro Paese».