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La proposta dei Poli Culturali per il Mezzogiorno del professor Luigi Guiso potrebbe ridare speranza alle energie presenti e purtroppo marginalizzate del Mezzogiorno.E' possibile ribaltare il sistema attualmente in auge solo favorendo la nascita di una nuova e preparata classe dirigente.

di Luigi Guiso

Negli anni 60 e 70 la politica di sviluppo del mezzogiorno fu ispirata dalla teoria dei poli di sviluppo di François Perroux: localizzare una fabbrica (un polo) nell’area da sviluppare in modo che da questa per imitazione ne nascessero altre fino a contagiare l’intero territorio. Il successo di quella esperienza è dibattuto, ma è indubbio che dei risultati li abbia prodotti: anche grazie ai poli oggi il problema economico del Mezzogiorno non è più uno di sottosviluppo ma di sviluppo economico relativo. Rimane però intatto un sistema di valori e di credenze - di cui la scarsa fiducia reciproca, lo scetticismo dell’individuo nei propri mezzi e l’affidamento invece ai potenti per affermarsi sono i tratti più vistosi. Essi ostacolano il dispiegarsi delle energie economiche e impediscono il buon funzionamento della società. Una politica economica ambiziosa e utile dovrebbe oggi proporsi di intaccare e capovolgere quel sistema di valori per consentire l’affermarsi e il lento diffondersi di un altro fondato sulla fiducia dell’individuo in se stesso e negli altri, il rifiuto del "padrinaggio" e il reclamo del merito come criterio di selezione, la disponibilità a cooperare e a bandire chi non coopera. Come? Praticando l’idea di Perroux con la creazione di poli "culturali" in cui integrità morale, dedizione agli obiettivi della organizzazione, affermazione dell’individuo, cooperazione reciproca e premio del merito individuale siano i valori ispiratori. Inizi lo Stato a creare questi poli nelle proprie amministrazioni localizzate nel Mezzogiorno. Non servono soldi, solo un grosso sforzo di riorganizzazione e la rinuncia ai benefici politici delle clientele.

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