Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

giuseppe-dambrosio.jpg

Uno dei curatori della mostra, Giuseppe Dambrosio, presenta l'iniziativa e spiega perchè tornare sull'intellettuale pugliese nel 2007

La mostra documentaria e fotografica Tommaso Fiore e Altamura, l’intellettuale, il politico e l’amministratore è un’occasione per ricordare il ruolo fondamentale che l’illustre meridionalista altamurano occupò nella sua città natale in un contesto, il primo ventennio del secolo scorso, denso di tensioni e passioni che segnarono la storia del comune murgiano e dell’intera Puglia.

Il visitatore può avere un’idea precisa di un segmento fondamentale della vicenda umana, culturale politica e amministrativa di Tommaso Fiore che dalla nascita si spinge fino alla metà degli anni ’20.

Di ritorno dalla Grande guerra, l’ufficiale di complemento Tommaso Fiore si impegna nella vita politica altamurana, contribuisce a fondare la locale sezione dei combattenti e diventa capo carismatico del movimento nella sua espressione democratica, incanalando il malcontento dei reduci (braccianti, contadini e piccoli proprietari). Nel 1919-1920 ad Altamura si susseguono scioperi e agitazioni che vedono protagonisti il ceto impiegatizio, la classe magistrale, gli operatori delle Opere Pie e i postelegrafonici. In questo clima di conflittualità sociale sono da collocare le iniziative della locale sezione dei Combattenti. Fiore promuove la formazione di una lega contadina che promuove la battaglia per le otto ore e che stimola (novità interessante e rilevante) i salariati all’acquisto delle terre sia come coloni che come piccoli proprietari. Diventato sindaco della città il 6 novembre 1920, si cimenta, in una situazione difficilissima, nel ruolo di amministratore, espressione del “buon governo” e della rinascita della città di Altamura, tentando di ristabilire una gestione della cosa pubblica non viziata da personalismi e particolarismi dettate dalla pura convenienza (la corruzione già allora era dilagante).

Il suo progetto presenta novità interessanti: per dare impulso all’agricoltura, Tommaso Fiore si occupa del problema dell’irrigazione. Conduce con determinazione la battaglia per la prosecuzione dei lavori dell’acquedotto pugliese nel territorio murgiano (allora era in costruzione il serbatoio sulla Murgia Sgolgore) e si rende promotore di un progetto riguardante l’irrigazione, intuendo le notevoli implicazioni per l’agricoltura dell’Alta Puglia e dell’intera regione.

Il primo cittadino tenta di risolvere l’emergenza abitativa con la costruzione delle case popolari, ispirandosi al modello inglese allora imperante della “città giardino”.

L’amministrazione Fiore tiene in debito conto le istanze provenienti dal mondo del lavoro e dei disoccupati. Viene attuata una politica tendente ad armonizzare gli interessi delle diverse classi sociali. Si stabilisce definitivamente che la pubblica amministrazione debba intervenire a favore degli operai senza lavoro e del proprio personale, assicurando gli indispensabili aumenti di salario e l’assicurazione contro gli infortuni.

Fiore è molto attento al mondo della scuola e investe risorse nell’edilizia scolastica.

Per “fronteggiare la disoccupazione”, si approntano progetti per la costruzione e il completamento di opere pubbliche. I lavori vengono affidati, nella quasi totalità, alle cooperative che Fiore definisce “meravigliose, e invidia della Provincia”.

Con lo spegnersi del protagonismo dei combattenti, aumenta il controllo del senatore Melodia sull’amministrazione comunale. Il movimento combattentistico ed i suoi dirigenti hanno perso lo slancio e lo smalto del primo dopoguerra e diviene egemone la corrente aristocratica e conservatrice della coalizione. Fiore allenta la sua presenza attiva nella Giunta dai primi mesi del 1922 (molti provvedimenti recano la firma del prosindaco Michele Giannelli) e il 10 maggio 1922 presenta le dimissioni da sindaco. Il Consiglio Comunale le respinse ma Tommaso Fiore le conferma irrevocabilmente. Ecco il testo integrale letto nell’assise cittadina:

«Ill.mo Sig. prosindaco e componenti del Consiglio Comunale di Altamura, sono a pregarvi di accettare le mie dimissioni da Sindaco. Ho bisogno di dedicarmi un po’ alle cose mie, alla mia famiglia. Lascio te e gli amici con tranquilla sicurezza, poiché ho stima delle vostre volontà di bene. Permettetemi però di ricordare l’ammonimento che io una volta lessi scritto sulla parete di non so quale associazione di combattenti: “Ricordatevi, o combattenti, che a nulla vi varrà l’aver compiuto opere straordinarie al fronte , se nell’interno non vi armerete di senno di prudenza contro la frode e l’inganno”.

D’altra parte tenete per fermo ed indubitabile , o amici, che solo questa vostra rigidità ed onestà, che si esplica nel controllo severo che tutti gli uffici componenti esercitano da un anno a questa parte, su di voi e che voi esercitate su di loro, fa sì che le vecchie volpi tornino a squittire. Voi avete moltiplicato gli occhi scrutatori aperti su di voi, rendendo impossibile ogni malversazione. E ognuno di voi ha interesse a scoprire, non a coprire il compagno. E poi…avete rotte le uove nel paniere a troppa gente, avete spazzato troppi legami inconfessabili, nelle bramose canne di fornisori, intraprenditori, lavoratori a giornata, direttori, intermediatori, impiegati ecc.ecc. avete gettato … un pugno di terra e volete il plauso di tutti? Voi ora avete costretto centinaia e centinaia di cittadini, mai compresi nei ruoli delle tasse, a pagare al pari di tutti.

Contentatevi del plauso degli onesti. Ormai il paese dal caos del dopo guerra si avvia a stabilizzarsi in un assetto di pace. Oggi è tempo di collaborazione. Ciò intendono le masse inquadrate nella nostre meravigliose cooperative, invidia della Provincia, le quali hanno rotto l’incanto ventennale dell’odio di classe a base di chiacchiere. Il paese ha bisogno di pace e formato di uomini pacifici. Se i volponi intanati sul Comune tenteranno di rifarvi il covo, allora sarà tempo, o combattenti, di ricacciarli a pedate , come negli anni scorsi. Vi sia massima cura il bilancio sistemato, la revisione dei ruoli così manchevoli, la quale è a buon punto, ma non compiuta, l’equanimità nelle tassazioni. I cittadini vogliono pagare, perché non ci siano disparità di trattamento. Tutte le annose piaghe del Comune, che dolorosamente abbiamo ereditato, sono, pure fra tante difficoltà, più o meno avviate a guarigione e cura , quelle delle somme distratte nel 1920, quella della viabilità interna ed esterna, del Palazzo di città, delle proprietà rurali ed urbane, dell’acquedotto, del servizio telefonico, delle case popolari e rurali, dell’azienda elettrica, del cimitero, degli edifici scolastici, dei marciapiedi, delle fognature, degli spiazzali pubblici, delle opere pie, dei servizi pubblici in genere. Son queste ed altre ancora le ferite cittadine, inciprignite per lungo abbandono, per corruttela o peggio,le quali richiedono cure infinite, polso fermo, vigilanza instancabile, conoscenza di congegni, esperienza della truffalderia umana, in una parola uomini,uomini,uomini. Voi li avete…, sono spesso molto retti, più spesso assorbiti nelle faccende private. Ho finito. Mi aspetta altro lavoro, forse che sì, forse che no. Però intanto siate sicuri sono con voi sempre, con tutto il cuore con tutta l’anima.»

Prof. Tommaso Fiore.

Con questa iniziativa si vuole tentare di gettare luce su un periodo non adeguatamente analizzato della storia altamurana e pugliese, rifuggendo da alcuni luoghi comuni paesani, consolidatisi nel tempo e valorizzare, soprattutto, l’esperienza umana e politica di Fiore che resta, come dice Sergio Tanzarella nel suo ultimo libro Gli anni difficili, “complessivamente trascurata, e non raramente ignorata, dalla cultura italiana”.