Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Pannello010

Durante il sindacato di Fiore furono potenziate le Opere Pie Locali attive nel mondo dell’assistenza. 

Le più importanti erano: la Congregazione di Carità che gestiva il Monte dei poveri e l’ Ospedale civile, l’ Orfanotrofio Simone Viti Maino, il Ricovero di mendicità, l’Asilo infantile Principessa Margherita di Savoia, il Conservatorio S. Croce e S. Lucia, le Confraternite Annunziata, Concezione, Purgatorio, Rosario, S.M. La Nascita, Sacramento, SS° Sepolcro.
L’Ospedale Civile cercava soprattutto di rispondere ai bisogni provenienti dalle classi disagiate. Nel 1921 gli ammalati poveri accolti furono 65 e quelli a pagamento 8. Si riaprì, dopo diversi anni, la farmacia nello stesso Ospedale civile, indispensabile per la somministrazione dei medicinali ai meno abbienti.
L’Orfanotrofio Maschile Simone Viti Maino, dopo la difficilissima gestione del periodo bellico, riprese la sua naturale vocazione. Nel 1921 contava 23 orfani ricoverati. L’amministrazione dell’Ente, per sopravvivere, razionalizzò la spesa per non contrarre ulteriori debiti; si approntarono i lavori di riparazione della struttura. Il Consiglio Comunale e la Commissione dell’Assistenza Civile stanziarono fondi che rilanciarono l’Istituto.
Si rivalutò la gloriosa tradizione dell’Asilo Principessa Margherita: quello di Altamura era stato tra i primi asili in Italia, tanto da essere premiato con medaglie d’argento nell’Esposizione internazionale di Torino (1898) ed in quella mondiale di Parigi (1890).
Il Ricovero di mendicità si trovò a fronteggiare una vera e propria emergenza: il numero dei poveri che chiesero di essere ammessi aumentò notevolmente. Le risorse di bilancio, però, non erano sufficienti. Il presidente dell’Ente fece salti mortali perché l’istituzione sopravvivesse e chiese all’Amministrazione comunale interventi straordinari che furono in buona parte finanziati.
L’Istituto S. Lorenzo accoglieva poveri, vecchie, vecchi e orfanelle, nel 1922 se ne contavano 18. Si reggeva sul contributo dei benefattori e sull’apporto di volontari che assicuravano l’educazione  morale, intellettuale e fisica dei ricoverati.