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Con lo spegnersi del protagonismo dei combattenti, aumentò il controllo del senatore Melodia sull’amministrazione comunale. 

Il movimento combattentistico ed i suoi dirigenti avevano perso lo slancio e lo smalto del primo dopoguerra e divenne egemone la corrente aristocratica e conservatrice della coalizione. Fiore aveva allentato la sua presenza attiva nella Giunta dai primi mesi del 1922 (molti provvedimenti recarono la firma del prosindaco Michele Giannelli) e il 10 maggio 1922 presentò le dimissioni da sindaco. Il Consiglio Comunale le respinse ma Tommaso Fiore le confermò irrevocabilmente. Il bilancio della sua opera di amministratore fu tracciato dallo stesso  Fiore sulla Gazzetta di Puglia del 27 agosto 1922. In risposta a chi lo accusava di aver fomentato lotte tra fazioni senza alcun anelito ideale, così rispose:  “[…] Ma sa il signor Berardinelli (segretario regionale dell’associazione nazionalistica, ndr) che Altamura, la Mecca oggi del cooperativismo tricolore, vive in un regime di assoluta libertà, che ognuno esplica l’attività politica che crede, senza alcun mio ostacolo aperto o palese, che tutta la città è concorde, finalmente concorde? Che prima del ’20 essa fu divisa da un’esplicabile odio di classe senza alcuno dei benefici della lotta di classe? [...] Che l’Amministrazione  è formata, vivaiddio, di persone che vi hanno portato un’assoluta correttezza e ha già superato  con onore inchieste su inchieste, processi su processi? Tutto questo non è e non può essere  che opera di fede, di fede, di fede, e non già ripiego personale”.
Anche i socialisti, sul terreno delle scelte concrete, rimproverarono a Fiore la non discontinuità  con le precedenti amministrazioni sia nel metodo che nel merito. Su «Puglia Rossa» del 4 settembre 1921 così argomentavano:  “il sindaco Fiore […] non ci venga a ripetere di avere un programma socialista; come può esser ciò se ad un tempo è alleato del clero e della borghesia?”. Fiore, anche dopo il ritiro dalla scena politica altamurana, non ha ritrattato mai il valore e l’opportunità dell’ alleanza con il partito conservatore e non ha evitato di difenderla dalle accuse che venivano mosse da parte socialista e casista. Il nucleo dell’esperienza combattentistica e amministrativa fu quello di dar vita ad un movimento di massa, svincolato dalle suggestioni e dalle pratiche dei partiti tradizionali, fondato sull’alleanza di classe - masse contadine e ceti medi urbani - capace di operare con incisività nella realtà politica locale e nazionale.