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Rostagno, la strada verso la verità è ancora sbarrata

di Sandra Amurri

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Noi non vogliamo trovare un posto in questa società, ma creare una società in cui valga la pena di trovare un posto”. Eccole, riassunte in queste poche sue parole, le ragioni che lo hanno ispirato. Mauro Rostagno, il professore di sociologia, fondatore di Lotta Continua, di Macondo, giornalista che dalla Rtc, la prima televisione libera in Sicilia, denunciava il degrado e il sopruso mafioso. Aveva 44 anni quando il 26 settembre del 1988, venne crivellato di colpi mentre era a bordo della sua Fiat Duna.

SPACCIO DI DROGA, trad imenti, la compagna Chicca Roveri nel 96 fu arrestata con l’accusa di averlo ucciso, sono solo alcuni dei moventi che per anni hanno tenuto banco. Ad ucciderlo fu la mafia ma la condanna del mandante, il capomafia di Trapani, Vincenzo Virga e del sicario Vito Mazzara è arrivata solo due anni fa, dopo 26 anni. Nonostante Mauro non fosse credente, Padre Agostino Adragna, come ricorda Enrico Deaglio in Raccolto Rosso volle celebrare l’omelia nella cattedrale di Trapani perchè disse: “Eravamo amici...con quella sua barba assomigliava a Gesù Cristo”. Un fiume di persone ricoprirono la sua bara di petali rosa.

Non si seppe mai chi rimosse il suo corpo. Questo, come si legge nella motivazione della sentenza: “È stato il primo vulnus inferto all’integrità della scena del crimine ”, Al quale si aggiunse il mancato interrogatorio di un testimone ritenuto anonimo mentre anonimo non lo era affatto. Le dichiarazioni di Antonio Scalabrino, sentito immediatamente dopo l’omicidio e anche alcuni giorni dopo da appartenenti alle forze dell’ordine, mai identificati, non furono verbalizzate.

Ritardi colpevoli, alterazioni della scena del crimine, depistaggi, omissioni, sparizione di una video cassetta dove Rostagno aveva scritto “non toccare” che conservava sopra la scrivania nella sede di Rtc dell’imprenditor e Puccio Bulgarella che contemporaneamente frequentava il ministro dei lavori pubblici di Totò Riina, Angelo Siino, di due audiocassette inviategli da Renato Curcio, il memoriale sull’omicidio del Commissario Calabresi, la sparizione del proiettile calibro 38 estratto dal suo corpo, hanno tenuto prigioniera la verità per 26 anni. Ma la strada della giustizia è ancora lunga, è in corso l’Appello.

QUANDO ARRIVIAMO non possiamo entrare al Gabbiano, la torre del Baglio di Lenzi dove aveva sede Saman, la prima comunità per il recupero dei tossicodipendenti fondata da Cardella che volle accanto a sé Rostagno. Ad attenderci una sbarra e un cartello: divieto d’accesso, proprietà privata. Tutto intorno erba alta. La proprietà di Lenzi, di cui Saman possiede una buona parte, è stata pignorata per questioni legate all’eredi - tà. Saman ha sede a Milano, con 24 comunità comprese Trapani e Marsala. Rostagno, un immaginario concreto oppositore appassionato contro le ingiustizie sociali. Uno studente che all’Università di Trento colleziona 30 e lode e si laurea in sociologia solo per far felice la mamma, operaia, come il padre, alla Fiat, con una tesi, non a caso, sulla giustizia sociale che discute in un’aula gremita. Poco dopo fonda con Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Guido Viale, Marco Boato, Lotta Continua che verrà sciolta nel 76. A Milano dà vita a Macondo, uno dei primi centri sociali italiani. Parte per l’India dove scopre la comunità degli “aran - cioni”di Osho. Torna in Italia e si trasferisce a Lenzi, in provincia di Trapani, dove con Cardella si dedica all’a cc oglienza e al recupero dei tossicodipendenti. Nell’ulti ma intervista, “La Lotta Continua”, rilasciata a Claudio Fava per il mensile Kingnell’agosto dell’88, alla domanda cosa c’entri quella frase che scriveva sui muri dell’Un iversità di Trento, “L’immagi - nazione al potere”con la lotta alla mafia rispose: “Sono la stessa cosa. Ed esprimono l’identica esigenza: la gioia di vivere. Vedi, agli uomini capita di mettere radici, e poi il tronco, i rami, le foglie…Quando tira vento, i rami si possono spaccare, le foglie vengono strappate via: allora decidi di non rischiare, di non sfidare il vento. Ti poti, diventi un alberello tranquillo tranquillo, pochi rami, poche foglie, appena l’in dispensabile. Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi… Sfidi il vento… Sfidi la mafia, che è una forma di contenimento, di mortificazione… La mafia ti umilia: calati junco che passa la piena, dicono da queste parti. Ecco, la mafia è negazione d’una parola un po’borghese: la dignità dell’uomo!”.

QUELLI ERANO gli anni in cui anche un Procuratore della Repubblica come Antonino Coci poteva affermare: “La mafia qui ha portato soldi, benessere, lavoro e tranquillit à”. Ma, come scrive Rino Giacalone, collega che ha raccontato il processo: “In Corte di Assise abbiamo ascoltato come lo appellava don Ciccio Messina Denaro” padre del latitante Matteo: “Rostagno per lui era una camurria: ‘Sta mafia sta mafia sempre sta mafia’ andava ripetendo”.

Rostagno, che come ha testimoniato sua figlia Maddalena al processo, voleva fare solo il “terapeuta”di una città che preferiva non vedere non sentire e non parlare. Una città che doveva sapere custodire misteri e segreti, come quelli sulla massoneria deviata della Iside...”. “Come ha spiegato l’ex dirigente della mobile di Trapani Giuseppe Linares durante la sua audizione in Corte d’Assise - ricorda ancora Giacalone - Rostagno era circondato dai lupi e i lupi lo hanno azzannato. In quel 1988 a Trapani la mafia si trasformava, i mafiosi diventavano loro stessi imprenditori; mafiosi riservati venivano eletti nei consigli comunali, entravano nei consigli d’amministrazione di società, riuscivano e riescono - ancora oggi - a garantire per le proprie imprese canali di pubblico finanziamento”.

CHIARO IL MESSAGGIO inviatogli dal boss Mariano Agate: “Diteci a chiddu ca varva e vistutu di bianco ca finissi di riri minchiati”. Del giornalismo, Rostagno, aveva un’idea precisa: “Anzitutto c’è la denunzia: il degrado politico, la partitocrazia, la corruzione, le solite cose…Poi c’è la scelta di non fare televisione seduti dietro una scrivania ma proiettati in mezzo alla gente, con un microfono in pugno, mentre i fatti succedono…Sociologicamente si chiama “primato dell’esistenziale sul teorico”: e già questo, a Trapani, è profondamente antimafioso”, spiegò a Fava. La fotografia che nell’88 fece dell’informa - zione televisiva mentre la mafia aveva ripreso a mostrare il suo volto feroce è attualissima: “E’estate. C’è solo da stare al mare, ora che la nazionale ha perso le semifinali contro l’Urss. I tg nazionali parlano soltanto di come non prendere un’insolazione e consigliano agli anziani e ai bambini di non uscire nelle ore più calde. Bere tanta acqua, mangiare frutta e verdura, rinfrescarsi alle fontanelle” si legge nello struggente libro scritto dalla figlia Maddalena e il giornalista Andrea Gentile: Il suono di una sola mano. Maddalena, la figlia di Chicca Roveri, gli occhi curiosi e dolci del padre, che ringrazia “tutti quelli che continuano a crederci nelle favole ma che vogliono scegliersele le favole e tutti quelli che continuano ad averne cura di Mauro”. E termina: “Ciao Mauro. Eterna beatitudine”.

Il Fatto Quotidiano 04.07.2016