Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

9 settembre ’43 e Bari scoprì la dura lezione della Resistenza

di Arturo Cucciolla

resistenza in puglia

Nove settembre 1943. Il giorno prima, alle 19.42 dai microfoni dell’EIAR, Badoglio aveva proclamato l’entrata in vigore dell’armistizio firmato già il tre di settembre a Cassibile con gli Alleati. L’ambiguità dell’annuncio generò confusione e sbandamento nel Paese e in particolare nelle forze armate; nei giorni successivi più di ottocentomila soldati italiani furono catturati dai tedeschi e internati nei lager; più della metà degli effettivi abbandonarono le armi e cercarono di tornare alle loro case. I tedeschi attuarono subito l’operazione, da tempo pianificata, definita Achse, occupando militarmente l’Italia. In questo quadro generale di sconcerto e di sbandamento, nel nostro meridione si pose immediatamente il problema di fronteggiare l’esercito tedesco in ritirata, incalzato dagli Alleati che risalivano la penisola, che mise in atto ovunque atti feroci di ritorsione e tentò con ogni mezzo di lasciare dietro di sé terra bruciata e rovine.

A Bari e nel suo territorio l’esercito tedesco cercò di distruggere il porto, infrastrutture logistiche e di telecomunicazione, ponti e linee ferroviarie, esprimendo una grande aggressività nei confronti dei militari italiani sbandati e della popolazione, ma si trovò di fronte al coraggio di chi decise di resistere. In particolare a Bari e a Bitetto la spontanea reazione popolare e di quei militari che presero l’iniziativa, difendendo l’onore dell’esercito nonostante l’ignavia dei vertici di comando rinchiusi nelle loro caserme, ebbe efficacia e riuscì a bloccare l’aggressione nazifascista. Furono tanti gli atti di coraggio generosamente profusi in quel nove settembre 1943; fra questi commuove in modo particolare ricordare quelli dei ragazzini di Bari Vecchia e di Bitetto. Praticamente nelle stesse ore, nelle rispettive città, giovanissimi cittadini trovarono il coraggio di ribellarsi, si procurarono in qualche modo le armi e riuscirono a fronteggiare e battere l’arroganza germanica, difendendo le loro case e le loro famiglie.

A Bari Vecchia un gruppetto di giovanissimi fra i tredici e i quindici anni, fra i quali Michele Romito, Michele Mancini e Pasquale Mininni, si armò di bombe a mano fornite dal generale Bellomo e i suoi ufficiali e fronteggiò, insieme ai militari, una colonna di automezzi tedeschi che, proveniente dal lungomare, all’altezza della basilica di San Nicola tentava di entrare nella città vecchia per prendere alle spalle i difensori del porto. Michele Romito, con quattro bombe infilate nella maglietta, sporgendosi carponi dalla muraglia sovrastante l’arco di accesso alla basilica e lanciando dall’alto le bombe, centrò in pieno un semicingolato che saltò in aria, bloccando così i mezzi che seguivano.

gazzetta

A Bitetto il quattordicenne Giovanni Viticci, con Nicola Rutigliano e Michele Squicciarini, armato di bombe a mano, affrontò una moto cingolata dell’esercito germanico, ottenendo la resa dell’ufficiale tedesco e del suo autista. Questi piccoli-grandi lampi di coraggio dei ragazzini furono tasselli di un mosaico ben più ampio che si compose in quel 9 settembre, segnato dalla tragedia della fine di tante giovani vite. A Bari caddero per difendere il porto, le poste, le caserme di via Napoli sei militari italiani delle varie armi. A Bitetto caddero, negli scontri nella zona “Tre ponti” fra militari italiani e tedeschi e poi nelle strade della città, ventidue ufficiali e fanti italiani e otto paracadutisti tedeschi. Queste vite stroncate, questo coraggio di resistere che in tanti luoghi il nostro meridione mostrò, furono i primi atti di quella rivolta morale e politica che coinvolse la parte migliore del popolo italiano e che si dispiegò negli anni successivi in tutta l’Italia fino alla vittoriosa insurrezione del 25 aprile 1945.

Le radici della nostra Repubblica, della nostra Costituzione si alimentano oggi ancora di quei lontani scatti di orgoglio e dignità; è perciò nostro dovere non dimenticare e tramandare alle giovani generazioni il ricordo di quei giorni e di quelle vicende, perché il fascismo, allora sconfitto, non è morto e oggi ritorna, in forme nuove e sempre più aggressive, a parlare il suo linguaggio di odio per la democrazia e la libertà. E’ per questo che ogni anno ci troviamo di nuovo riuniti a ricordare le medaglie d’oro al valor civile di Bari, Bitetto e tante altre nostre città; è per questo che infiggiamo nei nostri muri e nelle nostre strade le lapidi e le pietre d’inciampo che rammemorano gli eroi che dissero no alla barbarie e portiamo loro un fiore; è per questo che, riuniti in un’azione coesa, il Comune di Bari, il Comune di Bitetto e il Coordinamento antifascista di Bari e Provincia composto da Anpi, Arci, Cgil, Libera, Link, Unione degli Studenti e Zona Franka, organizzano da anni iniziative culturali e politiche, soprattutto nelle scuole e nei luoghi della formazione dei giovani,  per mantenere vivo il ricordo di chi ebbe il coraggio di resistere, per fare della memoria guida all’agire dell’oggi. E continueranno a farlo