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L'Orrore e la Tomba

di Adriano Prosperi

Del morto Priebke vorremmo non dover parlare più se non in sede di analisi storica, per conoscere meglio i meccanismi che hanno fatto di uomini comuni come lui la banda di assassini di cui è stato membro e per ragionare sulla storia che abbiamo alle spalle – per far sì che non si ripeta più.

Ricordiamo quella notte in cui morì l’umanità intera

di Gianluca Ferrara

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Sono trascorsi 69 anni da quella terribile mattina del 12 agosto 1944 quando in un piccolo borgo arroccato sulle Alpi Apuane la furia nazista uccise 560 civili di cui 130 bambini. Le atrocità commesse dalle SS furono sconvolgenti. Giunsero a far partorire una donna, Evelina, e prima di ucciderla, dinanzi ai suoi occhi, spararono alla tempia del figlioletto. Furono trovati ancora uniti dal cordone ombelicale.

Il combattente della pace

di Gianpasquale Santomassimo
Esce «Socialismo e guerra» di Giacomo Matteotti. Una raccolta di scritti sulla tragedia del primo conflitto mondiale, cui l'esponente socialista si oppose strenuamente, facendo leva sulla sua politica internazionalista
Ci sono molti motivi per considerare importante l'uscita degli scritti sulla guerra di Giacomo Matteotti (Socialismo e guerra, a cura di Stefano Caretti, premessa di Ennio Di Nolfo, Pisa University Press, pp. 300, euro 35).

La rivincita di Croce

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di Giuseppe Galasso

Le cinque ragioni per rileggere il filosofo. 1952-2012 Lontano dalla metafisica e dal relativismo. Un grande maestro a sessant'anni dalla scomparsa. La libertà come forza motrice nella storia del genere umano.

Che cosa davvero intendiamo per «attualità» di un pensiero o di un pensatore come Benedetto Croce? «Una questione di attualità, un libro di attualità, palpitante di attualità? Fa un po' ridere!»: lo diceva Alfredo Panzini, e non solo per un disdegnoso purismo verso il nostro tempo, il nostro sentire e pensare di oggi. Era anche un'esortazione a non identificare l'attualità con la cronaca, col rincorrersi, sempre più frenetico, di quel che ci scorre davanti e che viviamo. Il problema non è, però, così semplice per le più o meno grandi figure del passato, che vissero nella scia dei loro problemi e interessi, urgenze e bisogni. È molto contraddittorio che agli storici, da un lato, si chieda di non peccare di anacronismo, ossia di non alterare aspetti e uomini del passato rivestendoli dei panni propri di altri tempi; e che, dall'altro lato, li si lodi se sembrano portare il passato e i suoi uomini nel nostro tempo e farne dei nostri contemporanei.

Memorie di un partigiano

Introduzione

E' con immenso piacere che curo la pubblicazione del diario di Michele Cornacchia non solo perché la memoria del periodo della Resistenza è offuscata ed è oggetto di revisione storica da parte della nuova classe dominante, di cui fanno parte anche coloro che si sono sempre ispirati al ventennio fascista, ma anche perché nella nostra città in pochi hanno vissuto quegli eventi in maniera diretta.

Da sempre la storia con la "S" maiuscola, e specialmente quella militare, ha sottovalutato la documentazione scritta (diari, memorie, epistolari) a la documentazione orale (testimonianze) relegandole nel novero delle fonti minori, prive di pregnanza storica a invece, a ben guardare, da esse emerge con veemenza il punto di vista dei protagonisti che possono aprirci orizzonti mai eplorati. A tal proposito cosi si esprime Nuto Revelli, noto storico: “II rischio che si corre quando si ha una visione cosi limitata, così parziale della storia notevole. Valga un esempio. Si prendono magari per buoni dei "documenti" che di autentico hanno poco o niente, perché inventati dopo un ciclo operatiao, perche scritti a bocce ferme, quando tornava comodo giustificare gli errori dei comandi. E la truppa? I soldati diventano "materiale umano" un'entità numerica: tante le forze impegnate in quella battaglia, tanti i Caduti a si volta pagina. Ho sempre creduto nell'importanza delta guerra "vista dal basso" anche se non ho preso per oro colato nè le fonti scritte nè le fonti orali the parlano della guerra vissuta dal soldato. Chi giudica queste fonti poco attendibili compie una scelta sbagliata, una scelta di casta”.

Ecco i luoghi della vergogna dove internarono gli ebrei pugliesi

di Flavia Piccinni  
Il nuovo macello comunale di Manfredonia. Il vecchio mulino e pastificio Pagano aGioia del Colle. Le case coloniche dell’isola di San Domenico nelle Tremiti. L’ex scuola tecnico-agraria Gigante ad Alberobello. 
Sono questi i campi di internamento in Puglia. Isolati, spesso dimenticati, raccontano quella recente storia di razzismo e di guerra che ha inizio nel 1938. Quando, fra settembre e novembre, in Italia venivano emanate le prime leggi razziali.Arrivavano dopo il censimento dell’agosto 1938 che mirava a censire gli ebrei non in base alla religione professata, ma al sangue. Interessati erano tutti quelli che avevano un genitore ebreo o ex ebreo. In Italia ne furono individuati 47mila, l’1,1 per cento dell’intera popolazione. In Puglia però, come in tutto il Meridione, la presenza ebraica era ancor più limitata. «Le motivazioni sono storiche.

Baretti

La IV egloga di Virgilio 

di Tommaso Fiore 

Grazie al centro studi "Piero Gobetti" di  Torino, è online, sulla rivista letteraria Il Baretti, il saggio  di Tommaso Fiore sulla IV Egloga di Virgilio. 

http://www.erasmo.it/baretti/fascicoloimg.asp?an=28&fas=og&ntit=2802&tipo=jpg&im=p

La strage di Marzagaglia novant’anni dopo

di Alessandro Leogrande  

Novant’anni fa, il primo luglio del 1920, in pieno biennio rosso, si consumava la strage di Marzagaglia di Gioia del Colle che si può  definire la Portella della Ginestra pugliese, anche se maturata in un contesto storico differente. La polizia e l’esercito spararono su uomini e donne inermi per difendere gli agrari.  

Novant’anni fa, il primo luglio del 1920, Gioia del Colle fu scossa da una strage di inaudita violenza. Si era nel pieno del «biennio rosso» alimentato dalle promesse non mantenute di dare la terra ai braccianti affamati e disoccupati tornati dalle trincee della Grande Guerra, e inasprito - a Sud, e soprattutto in Puglia - da nuove forme di rivendicazione: i contadini si recavano su un terreno, spesso incolto, lo lavoravano e alla fine della giornata pretendevano un compenso. Contro queste azioni si scatenò in quegli anni una violentissima repressione, oggi del tutto dimenticata. Basta rileggere le cronache dell’epoca per capire come quasi ogni giorno - nel Tavoliere, nelle Murge, in Salento, e in Sicilia, Lucania, Calabria, così come nella Pianura Padana - la polizia e l’esercito sparassero su uomini e donne inermi per difendere gli agrari, o, in alcuni casi, per difendere i mezzadri dei grandi latifondi che si trovano spesso in prima linea in quel cruento conflitto di classe: ex braccianti a loro volta, che pretendevano e volevano «ordine» più degli stessi proprietari.

di Vito Antonio Leuzzi
 

 Questione meridionale: accadeva 50 anni fa. Le lotte in Sicilia condotte dal pacifista Danilo Dolci per riconquistare una dignità alla gente del Sud. In Puglia l'azione di Tommaso Fiore. Due volumi e un processo che destò scalpore internazionale

Ad alimentare 50 anni fa una presa di coscienza nazionale dell'enorme divario tra il Sud ed il resto dell'Italia, concorse la pubblicazione di un'ampia produzione meridionalista. Soprattutto i due saggi Il cafone all'inferno di Tommaso Fiore e Banditi a Partinico di Danilo Dolci. La pubblicazione dell'indagine di Fiore (in parte presentata sulla rivista di Calamandrei «Il Ponte» e su «Cronache Meridionali») avvenne per l'interessamento di Italo Calvino, uno dei responsabili editoriali della torinese Einaudi, che suggerì all'umanista di Altamura di modificare il titolo originario, Quando non avevamo il pane. Mentre il libro-denuncia di Danilo Dolci, edito da Laterza, si avvalse della presentazione di Norberto Bobbio.

Lettere Dorso-Fiore

a cura di Attilio Morinari

Avellino, 9 luglio 1926

Carissimo Tommasino,
sono assai lieto di avere finalmente un recensore spregiudicato e competente come te, per quanto avrei preferito leggere che cosa quei signori di lassù pensano di noi e delle nostre tesi più care. Non ti offendere per questa leale dichiarazione: il tuo pensiero mi è noto e lo condivido per nove decimi, mentre non sono ancora riuscito a comprendere perchè sia nato e che cosa voglia il Quarto Stato. Per ora non si vede altro che un Aventino culturale, più grande e più nobile di quello politico, fortunatamente sepolto dalla stringente dialettica degli avvenimenti, ma non un gruppo omogeneo, con idee organiche, e soprattutto con una vera e propria impostazione meridionalista, che è quanto dire italiana, e non francese, tedesca, russa o tout court socialista. Tu mi intendi, e perciò con te posso adoperare degli scorci verbali, che mi dispensano da un più lungo discorso.

Un “cafone” in URSS

di Alberto Asor Rosa

Ai molti volumi dedicati all’URSS da viaggiatori italiani (scrittori, scienziati, giornalisti, o semplici turisti), se ne aggiunge ora uno di Tommaso Fiore, Al paese di Utopia (Leonardo da Vinci, Bari 1958), che si fa leggere con interesse e piacevolezza, per una sua qualità (che del resto è permanente nell’autore) di precisione e di gusto insieme. Tommaso Fiore non ha bisogno di presentazioni ai lettori di M.O. Un popolo di formiche e Un cafone all'inferno sono testi classici della nostra letteratura meridionalista, sono, vorremmo aggiungere, prove di forza di una intelligenza bene educata e soprattutto di una solida coscienza socialista.

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Tommaso Fiore Il meridionalista dei contadini

di Sergio Tanzarella

Norberto Bobbio ha ben sintetizzato in un suo giudizio l'impegno  e la testimonianza di Fiore:

"Parli di poesia o di politica, di letteratura o di scuola, Fiore propone  o ripropone nei suoi discorsi sempre due temi fondamentali. Il primo è la nobiltà dell'uomo; di tutti gli uomini, per cui non dobbiamo mai stancarci di sondare in ognuno  dei nostri simili il fondo di umanità, e di farne  risaltare l'essenza profonda. Di qua la sua fiducia, mai venuta meno, nei giovani, la sua vocazione pedagogica [...]. Insieme con la nobiltà, il secondo tema è quello connesso alla sofferenza dell'uomo, che è alcune volte abiezione, tanto bassa da cancellare ogni vestigio di dignità, ma che deve essere compresa e più che compresa assunta come un peso da portare, come una responsabilità da assolvere, come un compito da assolvere, come un compito da seguire, perché in questo modo soltanto può essere redenta". [...].

 Bibliografia di Tommaso Fiore

 

Le opere letterarie

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Eroe svegliato asceta perfetto, Gobetti, Torino 1924

Uccidi (Taccuino di una recluta), Gobetti, Torino 1924

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Un popolo di formiche (pref. di M. Rossi Doria), Laterza, Bari 1978.

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a cura di Giuseppe Dambrosio

Tommaso Fiore (Altamura 1898 – Bari 1973) fu una figura originalissima di intellettuale meridionale  che seppe unire la preparazione solida letteraria all’impegno sociale e politico a fianco  della povera gente del sud Italia, soprattutto della popolazione rurale. Fedele alle sue origini, “il figlio del muratore e della tessitrice deve portare  in ogni cosa, sin dall’infanzia, uno spirito critico di opposizione”.