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Giovani del Sud senza futuro

di Antonella Sferrazza  

Tra clientelismo, malapolitica e istituzioni latitanti, i ragazzi meridionali non trovano la propria identità. E, soprattutto, non sanno se un giorno riusciranno a lavorare.

Senza possibilità di crescere. Senza lavoro. Senza soldi. Senza prospettive. Insomma, senza futuro.Questo, in estrema sintesi, lo stato di milioni di giovani che vivono nel Sud.

Nemmeno l’università – per chi può frequentarla e completare gli studi – riesce ad infondere un po’ di ottimismo. A parte quelli che decidono di scappare via. E sono tanti. Per gli altri, se va bene, c’è il precariato e la speranza di una vincita al superenalotto. C’ è molto scoramento, oggi, tra i giovani meridionali. Del resto, lo scenario in cui vivono è deprimente. Né sembra avere inse-gnato qualcosa ciò che sta accadendo nel vicino Nord Africa, dove l’esasperazione dei giovani ha acceso la miccia delle proteste.

Nord e Sud nella storia

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di Uccio Barone*

A 150 anni dall’unità d’italia la questione meridionale è tutt’altro che risolta. Nel ripercorrere la storia del nostro Paese, dal 1860 ad oggi, si nota il rapporto contraddittorio tra lo Stato e il Mezzogiorno. L’ultima farsa quella dei Fas.

Lo sviluppo in Puglia frenato dal crimine: perso il 15% del Pil

di Vincenzo Damiani

L’effetto-malavita nell’arco di 35 anni. Dati allarmanti di Antimafia e Bankitalia

Una crescita frenata dalla criminalità organizzata. In circa 35 anni, infatti, la mafia pugliese avrebbe provocato la perdita di prodotto interno lordo (Pil) pro capite pari al 15 per cento. E’ questo l’impatto sulla ricchezza economica che ha avuto la nascita - e il successivo radicamento e penetrazione nel tessuto sociale - della cosiddetta macro criminalità. Estorsioni, usura, corruzione, infiltrazione negli apparati burocratici: sono i grandi affari della malavita organizzata che hanno tolto soldi dai portafogli dei pugliesi, danneggiando l’intera economia regionale. A rivelarlo è uno studio commissionato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia a Banca d’Italia. Lo scorso novembre, nel corso di un’audizione a porte chiuse, la relazione finale è stata depositata e resa nota ai componenti della commissione parlamentare.

I processi? «Al Sud durano il doppio»

di Gianluca Abate

Dossier sulla giustizia: necessari 6.9 anni per chiuderli, al Nord ne bastano 3.7. I procedimenti chiusi entro 4 anni? Il 42.5% al Sud, l’80% al Nord  

Carichi superiori, nel Meridione le toghe lavorano di più.



 

L’ottanta per cento dei procedimenti penali si esaurisce entro quattro anni. Questo accade solo al Nord, però. Ché al Sud, invece, i processi chiusi in quattro anni sono appena il 42.5 per cento. Quasi la metà. E non va meglio per il settore civile: se al Nord il 40% dei procedimenti viene definito entro cinque anni, nel Mezzogiorno la percentuale crolla al 28%. Ancora peggio, poi, se si raffrontano i tempi medi dei processi.

E le cosche ora gestiscono la vendita di terreni agricoli

di Valentina Marzo

Presunte infiltrazioni mafiose nella vendita all’asta di terreni agricoli tra Brindisi e Taranto, e il sospetto ricettazione dietro i «Compro oro» in tutte le province pugliesi. Sono queste le due emergenze che ieri hanno riunito attorno allo stesso tavolo prefetti, questori e vertici delle forze dell’ordine da tutta la Puglia, per il comitato regionale dell’ordine e la sicurezza pubblica.

Disoccupati ai massimi dal 2004

Per l’Istat a ottobre tasso all’8,6 per cento: +0,3% su settembre e +0,4% sul 2009

di Marika Gervasio Contratti

Crescono i disoccupati a ottobre con un tasso dell’8,6% (contro il 10,1% della zona euro), il livello più alto dal 2004, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a settembre e di 0,4 punti rispetto a ottobre del 2009. La stima arriva dall’Istat secondo cui il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,2% con una diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di un punto rispetto a ottobre 2009. Il numerodelle persone in cerca di occupazione cresce del 4,5%, a quota 2,2 milioni, rispetto a settembre e del 5,7% su ottobre 2009.

Moda, la Puglia ci prova col distretto

di Alba Di Palo 

In rete un settore che dà alla regione il primato nel Mezzogiorno

L’attesa è finita: il distretto della moda pugliese è realtà. E lo testimoniano non soltanto le quasi 250 imprese, i sindacati, le associazioni di categoria e gli enti locali che ne fanno parte, ma anche la data di presentazione del progetto - prevista per domattina a Bari - e la definizione della sede, il Palazzo ducale di Martina Franca. Una scelta che Dario Longo, segretario regionale del distretto, spiega così: «A Martina c’è la più alta concentrazione della regione di aziende che producono capispalla, e la città è baricentrica rispetto ai luoghi di produzione». Che sono dislocati in tre aree: il Salento, la zona a Sud-Est di Bari tra le basse Murge e la Valle d’Itria, e la provincia di Barletta - Andria - Trani.

Crisi, il 62% dei posti si è perso nel Meridione

In due anni senza occupazione 361 mila persone. Emorragia fra Campania e Puglia.

di Patrizio Mannu

Il tributo più alto alla crisi in termini di posti di lavoro persi l’ha pagato il Mezzogiorno: in due anni sono andati in fumo 361 mila posti di lavoro (vale a dire oltre 15 mila al mese), avendone il resto d’Italia persi 213 mila. Tre su cinque, così, vengono dal Sud; uno su 5 dalla Campania (121 mila in valori assoluti fra il 2008 e il 2010; -7,1%): l’emorragia più copiosa a livello nazionale; un po’ meno grave il caso pugliese: 90 mila posti persi (-6,8%) nello stesso periodo.

Il vizio antico dei latifondisti

di Gianni Donno

Così l’agricoltura meridionale restò ai margini della nuova Italia

Il Pianto antico del meridionale incavolato contro l'Unità d’Italia, vista come ragione prima di tutti gli odierni mali del Mezzogiorno, si scioglie attraverso alcune giaculatorie, luoghi comuni di consolazione ed autogiustificazione per le molte cose che non funzionano al Sud. Piangono molti intellettuali ed eruditi, giornalisti e politici, i tifosi del Giglio d’Oro borbonico, lamentando di un Sud «conquistato» e poi subito penalizzato, sul massacro dei briganti-patrioti, sull’emigrazione dal Sud, sul capitalismo settentrionale sfruttatore.

Martone e i vinti del Risorgimento

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di Alessandro Leogrande

Con il suo ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Noi credevamo, Mario Martone ha affrontato un tema fondamentale nel 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia: l’esistenza non di uno, ma di due Risorgimenti, spesso contrapposti tra loro. Il Risorgimento di Cavour e dei Savoia, moderato e annessionista (a vantaggio del Piemonte); e il Risorgimento dei democratici, dei mazziniani, dei repubblicani, dei cospiratori, dei rivoluzionari, pienamente in linea con le rivoluzioni di mezzo continente.

La radio che sentì il Sud

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Danilo Dolci 

di Luigi Mascilli Migliorini

 La «radio dei poveri cristi», una radio – racconterà poi il suo ideatore, Danilo Dolci – «piccola come in montagna per la resistenza, oppure a Praga», nacque, e morì, il 25 marzo 1970. Sono, dunque, passati poco più di quarant’anni da quello che è stato definito un punto di non ritorno nella storia della comunicazione in Italia, la prima rottura del monopolio di Stato sulle trasmissioni via etere, eppure in pochi hanno approfittato dell’occasione per ricordare non solo "Radio Libera Partinico", ma una straordinaria figura civile nell’Italia del dopoguerra.

Sacra Corona Unita, il nome del gioco sparisce da Internet

I gestori: «Inneggia alla violenza»

di Ludovico Fontana

BARI — È stato cancellato il nome del gruppo «Sacra corona unita» aperto dallo scorso settembre sul sito Habbo.it. Gli amministratori del gioco virtuale hanno sostituito il titolo del gruppo «Sacra corona unita» con «Nome gruppo non consentito» e hanno inviato una mail al creatore della pagina spiegandogli che un nome del genere non è ammesso, perché «inneggia alla violenza». Il gruppo è tuttavia ancora aperto e chiunque può iscriversi e unirsi agli altri iscritti.

Habbo è una community internazionale (tipo Second Life) in cui gli iscritti diventano cittadini di un hotel all’interno del quale fanno condurre al proprio personaggio una vita virtuale.

Ieri il Corriere del Mezzogiorno aveva segnalato che circa diecimila persone sono iscritte in gruppi intitolati alla Sacra corona unita all’interno di vari giochi virtuali. Speghiamo meglio: sul Web ci sono molti giochi in cui gli iscritti possono formare gruppi e — tra le altre cose — sfidarsi tra loro. In alcuni casi (il Corriere aveva segnalato Habbo, il gioco fantasy medievale Runes of Games e il gioco di ruolo sulla mafia Vendetta 1923) gli iscritti hanno scelto di dare come nome del proprio gruppo quello dell’organizzazione criminale pugliese. E usavano quel nome per sfidarsi in diversi tipi di battaglie virtuali (che prevedono anche l’uso di armi, virtuali), le cui regole e modalità cambiano di gioco in gioco. In alcuni casi, i gruppi hanno pubblicato anche delle regole di comportamento basate sull’onore e la violenza che scimmiottano quelle della Sacra corona unita.


Rifiuti radioattivi dalla Francia al Mezzogiorno d'Italia. Nella ferriera di Potenza sarebbero stati già fusi. Registrata radioattività nel quartiere Bucaletto. 

di Gianni Lannes

Ecomafie in Campania? Traffici pericolosi? Affari sulla pelle dei meridionali? Tranquilli: è tutto a posto. Così il giornalista Gianni Lannes sul sito dell’Associazione Italia Terra Nostra che si occupa anche della fabbrica Ferriere Nord di Potenza di cui la OLA da tempo ne chiede la chiusura (vedi denucia della OLA del mese di gennaio 2010). Ecco l’articolo di Gianni Lannes in formato integrale: ” Basta la parola dell’Autorità portuale di Salerno, presieduta dall’ avvocato, ex onorevole, già sottosegretario ai Trasporti, Andrea Annunziata (un tempo quota margherita). Il comunicato stampa dell’11 agosto (pur senza firma) non lascia dubbi: «la merce sbarcata nel Porto di Salerno il 2 agosto u.s. dalla nave Frelon, proveniente dal Porto comunitario di Saint Louis (Francia), era costituita da materiali metallici” (materia prima secondaria). Dalle ordinarie verifiche consistenti, sia nei controlli della documentazione del carico, che nei controlli  svolti dal consulente chimico di porto, è emersa la non pericolosità della merce in questione. Inoltre, il ricevitore della merce ha fatto intervenire un “esperto qualificato” del laboratorio di dosimetria delle radiazioni “MCF”, il quale ha redatto certificazione che riporta che i controlli sul contenuto di radioattività all’interno delle stive della nave “non hanno fatto rilevare valori superiori alla fluttuazione media del fondo naturale di radiazioni”. Si tratta, pertanto, solo di ingiustificati allarmismi». Rassicurazioni a buon mercato? Una difesa d’ufficio sui mancati controlli portuali? Per fortuna dopo la scoperta di Italia Terra Nostra nonché la segnalazione al prefetto, al questore e al comandante della Capitaneria, il procuratore capo Franco Roberti e il coordinatore dell’Antimafia Enrico D’Auria hanno aperto un’indagine affidandola ai carabinieri. Ad Annunziata abbiamo richiesto la documentazione, ma non è pervenuta alcuna risposta; al capitano di vascello Claudio Mollica, invece i certificati di analisi del carico da 1.600 tonnellate di rifiuti ferrosi, prodotti rispettivamente dalla Sicea International e da un laboratorio del Friuli Venezia Giulia. Anche l’ufficiale della Guardia Costiera non esibisce alcuna prova per smentire il grave accaduto «Ad ogni modo tutto può essere» ammette a denti stretti. Un intervento dell’Arpac? Esito: non pervenuto. Al diavolo le vacanze. Torniamo sul campo quando il calendario segna il 13 agosto. Ore 8,30: porto di Salerno.

http://www.olambientalista.it/index.php/rifiuti-radioattivi-ferriere-nord/

I nuovi migranti dai piedi leggeri

di MARCO DEMARCO

Una ricerca del sociologo Francesco Maria Pezzulli racconta la rivoluzione silenziosa dei giovani «Stufi di questa società castrante» Ecco perché abbandonano il Mezzogiorno. E perché non torneranno.

Perché vanno via? Perché i giovani laureati del Sud emigrano al Nord o all’estero? Finora hanno risposto gli analisti economici e i demografi. E hanno detto cose sensate, ma parziali. Sia gli uni che gli altri si sono occupati esclusivamente degli squilibri tra domanda e offerta di lavoro, arrivando a conclusioni diverse ma speculari. Con l’occhio alla domanda, gli economisti hanno così concluso: se ne vanno perché c’è poco lavoro. Guardando all’offerta, invece, gli esperti di flussi migratori hanno dedotto che se ne vanno perché sono troppi e non c’è spazio per tutti.

a cura di Giuseppe Dambrosio

Setacciando i dati dell’ultimo rapporto dello SVIMEZ 2010 sull’economia del Mezzogiorno, emerge la cupa situazione del sud in seguito alla recessione e la crisi in atto. Un quadro allarmante che non fa presagire nulla di buono. Eccone una sintesi.

Il Pil ha segnato nel Mezzogiorno una riduzione del 4,5%. Da otto anni consecutivi il Sud cresce meno del Centro- Nord, cosa che non è mai successa dal dopoguerra a oggi.

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«Nel solo 2008 il Mezzogiorno ha perso 122mila residenti, a cui si aggiungono 173mila pendolari di lungo raggio, emigranti “precari”. Quasi 300mila partenze verso il Centro-Nord, un nuovo esodo come negli anni Sessanta. I “partiti dal Sud”, li si potrebbe chiamare…»

Nell’ultimo Sud di Levi, sempre in cerca di riscatto

di Carlo Vulpio


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Don Carlo arrivò qui al confino nel 1935. Oggi torna la questione meridionale

La casa che il regime fascista gli aveva assegnato stava in equilibrio precario sul più alto dei calanchi di Aliano, in Basilicata. Anzi, in Lucania, come nel 1933 decise di chiamarla Benito Mussolini. Don Carlo vi arrivò il 18 settembre 1935. Aveva un’espressione tranquilla e sicura, e se nutriva una qualche preoccupazione non la dava a vedere, diversamente da Cesare Pavese, che un mese prima era stato spedito a Brancaleone, alle pendici dell’Aspromonte.

Intervista a Pino Aprile autore del libro TERRONI

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Il libro di Pino Aprile TERRONI è importante e allo stesso tempo inquietante. In maniera chiara e argomentata, l'autore ripercorre il periodo storico che portò all'Unità d'Italia nel 1861.Tante le sorprese, le amarezze, i soprusi e le violenze.L'obiettivo dichiarato: "La storia di oggi è ancora quella di ieri. La nostra fu interrrotta e si può riannodarla solo nel punto in cui venne spezzata. Non si può scegliere la ripartenza che più conviene, quel che gli italiani venuti del Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancor oggi lo si tace nei libri di storia.

Può il Sud fare come il Nord?

di Enzo Giustino

A proposito del dibattito in corso sui rapporti tra Nord e Sud e sul futuro di quest’ultimo, è forse il caso di ricordare che il Mezzogiorno è sempre stato, a partire dalla ricostruzione post-bellica, un grosso supporto sia per il processo di consolidamento e di espansione industriale delle Regioni del Nord; sia per lo sviluppo dell’intera economia italiana. E questo fu chiaro sin dall’inizio. Basterebbe rileggersi gli atti parlamentari sull’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno e poi le cronache di quegli anni, per rendersi conto di quale sia stato il contributo del Mezzogiorno e dei meridionali, in particolare quello degli emigrati al Nord.

LO SVILUPPO DEL SUD PASSA DALL'EUROPA*

di Antonio Frenda 30.03.2010

Le statistiche ci dicono che dal punto di vista economico esistono due Italie: le regioni settentrionali che competono con i bacini industriali del Nord europeo e il Mezzogiorno, sempre più vicino alle zone più povere dell'Europa. Se non si interviene su questa situazione, il processo di disgregazione del paese diventerà inevitabile. Dobbiamo invece puntare su un'idea di Italia europea che, attraverso le strutture comunitarie, cerchi di trainare il Sud verso lo sviluppo.

Sud, c’è anche una «questione» politico-elettorale

di Giuseppe Galasso

«Il sorprendente dibattito della scorsa estate sul Mezzogiorno si è risolto, anche stavolta, con la concessione di risorse». Così Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano in un saggio ( Ma il cielo è sempre più su?, ed. Castelevecchi-Tazebao), che reca evidenti i segni della loro ben nota competenza in materia meridionale. Anche per noi quel dibattito è stato sorprendente, ma non tanto per le risorse che avrebbero dovuto andare a tutto il Sud e sono, invece, andate solo alla Sicilia, come notano i due autori, quanto per il fatto stesso che quel dibattito ci sia stato. A stare a quanto si diceva fino a qualche tempo fa, di Mezzogiorno era inutile o impossibile parlare: o perché si trattava di una causa disperata e senza costrutto e prospettiva; o perché si trattava di una questione obsoleta; o, addirittura, perché il Mezzogiorno era diverso da ciò che se ne diceva, per cui si richiedeva «un nuovo racconto del Sud»; o perché, secondo alcuni, il Sud aveva ormai imboccato la sua strada di sviluppo; o perché il Mezzogiorno non aveva più voci sue che si facessero sentire a livello nazionale con autorevolezza determinante; o ancora per altri maggiori o minori motivi. Invece, poi, se ne è parlato in quel «sorprendente dibattito» come di cosa grave e urgente, che imponeva qualche sforzo di intervento nazionale.

Il Mediterraneo ci sorprenderà

di Giovanna Mancini

Quando sua figlia le ha detto che intendeva indossare il velo, non ha potuto nascondere una certa sorpresa. Lei, Hanan Kassab Hassan, docente universitaria e direttrice della Dar Al-Assad Opera House for Culture and Arts di Damasco, il velo non lo ha mai portato. Cresciuta in una famiglia comunista (la madre partecipò alla marcia di Mao del 1949) Hanan ha studiato teatro nella capitale siriana e poi a Parigi. Tra le altre cose è stata segretario generale di Damasco capitale della cultura araba nel 2008. Un evento importante, perché ha portato oltre 500 nuovi posti di lavoro, ma soprattutto «ha sviluppato nuove abitudini culturali nella popolazione, creando un pubblico che oggi pretende manifestazioni culturali di livello alto». Hanan, bilingue e cosmopolita, elegante e sobria con i suoi capelli corti e nei pantaloni scuri abbinati a una semplice camicia bianca, è una delle tante donne emancipate e colte che sempre più spesso si incontrano nei paesi musulmani del Mediterraneo.

Ad un anno dalla morte di Fabio Perinei, un piccolo gesto per ricordare la sua attività di parlamentare. Fu deputato nella X e XI e XII Leglislatura dal 24 ottobre 1989 all'8 maggio 1996.Di seguito riportiamo la sua intensa attività a Montecitorio: i titoli delle proposte di legge presentate come primo firmatario e cofimatario, le interrogazioni con risposta scritta, le mozioni, le risoluzioni e le interpellanze. Sul sito, nei prossimi giorni, saranno disponibili tutti i testi.

 

 

Sud, siamo oziosi o stupidi?

Si torna a discutere sull’eterna questione del carattere nazionale. Con esiti imprevedibili Silvana Patriarca fa la storia del concetto di «italianità» Le tesi razziste di Richard Lynn

Di Marco Demarco

Tammurriata nera

Dalle colonne dell’Osservatore Romano un intervento sul razzismo degli italiani, un vero e proprio atto di accusa. Giulia Galeotti individua le radici in specifici avvenimenti susseguitisi dai primi decenni dell’Unità d’Italia.

di Giulia Galeotti

Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. Per una volta, la stampa non enfatizza:  un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi.

 

Inchiesta sul ruolo della ’ndrangheta

di Roberto Galullo

Le cosche hanno mantenuto volontariamente alta la tensione durante gli scontri di Rosarno.

Feriti (50) e schioppettate per, le campagne di Rosarno. Accerchiamenti e sprangate, disperati in fuga. E la questura che vuole smantellare le tante baraccopoli in giro per la città. Il terzo giorno di scontri nella città della Piana reggina di Gioia, dopo la violenze scatenate dai lavoratori stagionali attaccati in precedenza, è filato via tra bus organizzati dal Viminale che hanno allontanato verso centri di accoglienza altri extracomunitari (in tutto un migliaio) dai luoghi in cui erano tornati a rifugiarsi e, soprattutto, l’abile regia delle cosche che ha mantenuto volontariamente alta la tensione in tutta l’area. Cinque i fermi convalidati. Spunta (sul web) pure l’ipotesi di uno sciopero per marzo.

 rosarno

SE QUESTI SONO UOMINI

Una  graffiante e controcorrente riflessione sui fatti di Rosarno della nota editorialista della Stampa.

di Barbara Spinelli

Il futuro in cui siamo già immersi comincia nella  piana di Gioia Tauro: a Rosarno in provincia di Reggio Calabria (un’autentica guerriglia urbana è ancora in corso), come a Castel Volturno e a Reggio stessa, dove la ’ndrangheta ha voluto intimidire i magistrati con un attentato alla procura generale. Il futuro comincia a Rosarno perché i principali problemi della nostra civiltà si addensano qui: le fughe di intere popolazioni dalla povertà e dalle guerre (guerre spesso scatenate dagli occidentali, generatrici non di ordine ma di caos); le vaste paure che s’insediano come nebbie, intossicando la vita degli immigrati e dei locali; le cruente cacce al diverso; il dilagare di una mafia esperta in controllo mondializzato.

 

La proposta dei Poli Culturali per il Mezzogiorno del professor Luigi Guiso potrebbe ridare speranza alle energie presenti e purtroppo marginalizzate del Mezzogiorno.E' possibile ribaltare il sistema attualmente in auge solo favorendo la nascita di una nuova e preparata classe dirigente.

www.lavoce.info

Se sul Sud e sulla sua economia grava il peso della criminalità organizzata, il governo risponde con politiche per la giustizia efficaci nella lotta contro la mafia? Non sembra. Per esempio, le norme relative alla prescrizione breve avrebbero effetti devastanti nella moltiplicazione di modelli finalizzati a catturare erogazioni indebite dei fondi pubblici. E la pervasività della presenza mafiosa dovrebbe far riconsiderare il sistema di incentivazione e di spesa pubblica per l'economia del Mezzogiorno.

di Mario Centorrino

di Pietro Spirito

Negli ultimi dieci anni si è avuta una drastica redistribuzione di risorse dal Sud al Centro nord. In un libro di Gianfranco Viesti, i numeri di "una politica che non c'è".